Si aprono spiragli di pace tra Stati Uniti e Iran. A renderlo noto è l’inviato statunitense Steve Witkoff, secondo cui, “a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite”, tenutasi a New York, “abbiamo avuto lunghi colloqui con la delegazione iraniana attraverso i mediatori, che hanno fatto la spola tra le due parti per tutta la giornata”. Un “round di discussioni” definito “proficuo” dal fedelissimo di Donald Trump, che si è detto ottimista sul fatto che possa rivelarsi “costruttivo e promettente” per arrivare alla tanto agognata fine del conflitto.
Secondo quanto riferito dal New York Times, che cita due funzionari iraniani, all’incontro avrebbero preso parte il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, insieme proprio a Witkoff e Jared Kushner. La partecipazione di Araghchi e Witkoff è stata confermata anche da fonti iraniane e da media internazionali.
La proposta di pace di Khamenei recapitata agli Usa
Stando ai media iraniani, proprio durante i colloqui il governo di Mojtaba Khamenei avrebbe fatto pervenire agli Stati Uniti, attraverso mediatori del Qatar, le proprie condizioni per arrivare a un’intesa. Tra i punti ritenuti irrinunciabili da Teheran ci sarebbero la richiesta di cessare le ostilità “su tutti i fronti“, lo stop al blocco navale americano dello Stretto di Hormuz e lo sblocco dei beni iraniani congelati. Le condizioni riferite dai media sono state riportate anche dall’agenzia ANSA.
A riferirlo è il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei all’agenzia Irna, precisando, però, di non poter fornire dettagli più specifici sullo stato delle trattative.
Show di Trump alle Nazioni Unite: “Accordo dopo le elezioni di midterm o distruggeremo l’Iran”
Che i negoziati siano in corso lo ha confermato anche il presidente americano Donald Trump durante il suo intervento all’ONU, sostenendo che l’Iran vuole la pace ma starebbe aspettando di vedere come finiranno le elezioni di midterm, dopo le quali, secondo il tycoon, potrebbe negoziare la fine della guerra. Reuters riferisce che il presidente ha indicato le elezioni di novembre come un possibile momento per arrivare a un accordo.
“Devo prendere una decisione importante”, ha detto il tycoon a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prospettando due alternative: “raggiungere un accordo con l’Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese di gran lunga più grande di quanto non sia mai stato prima, forse uno dei più grandi del Medio Oriente” oppure “annientare la Repubblica Islamica”.
Lo stesso leader della Casa Bianca ha anche aggiunto che, in caso di mancato accordo subito dopo le midterm, si troverebbe davanti al dilemma etico tra “condurli all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura o di generazioni a venire” oppure usare un approccio meno muscolare.
Ma non è tutto. Il presidente degli Usa ha anche avvertito Khamenei e la leadership iraniana che la sua pazienza ha un limite e che la situazione potrebbe degenerare nel caso in cui si registrassero “attività a Pickaxe Mountain”, il sito sotterraneo vicino a Natanz legato alle infrastrutture nucleari iraniane. In quel caso, Trump ha detto che l’esercito americano “lo farà saltare in aria immediatamente“. Non si tratta di una novità perché il presidente aveva già minacciato di colpire il sito all’inizio di settembre, ricordando che l’intera operazione militare ha lo scopo di impedire all’Iran di dotarsi di armi atomiche.
La risposta di Teheran al presidente degli Stati Uniti
Insomma, alla nuova apertura diplomatica si affiancano ancora minacce e dichiarazioni bellicose che di certo non aiutano i negoziati di pace. Così alle parole di Trump è arrivata la risposta dei vertici militari iraniani. Come riferisce lo Stato Maggiore iraniano, in una dichiarazione diffusa dall’agenzia Mehr, le “parole di Trump dimostrano il vicolo cieco strategico in cui si trova l’America nella sua aggressione contro la nazione iraniana”.
Le ripetute minacce del presidente americano, sempre stando alla nota, vengono descritte come “non un segno di potere, ma un segno della loro disperazione strategica”. I vertici militari iraniani hanno quindi avvertito che, in caso di nuovi raid da parte degli Usa o di Israele, le forze armate di Teheran sarebbero “pronte a sferrare attacchi contro Stati Uniti e Israele più devastanti e meno prevedibili” rispetto a quelli dei mesi scorsi.