La Manovra porterà con sé un gran bel regalo per i magistrati italiani. Un regalo che si può quantificare, mediamente, in 100mila euro in più in busta paga tra arretrati e aumenti di stipendio e che riguarderà 11mila magistrati. L’importo sarà variabile in base ad anzianità e ruolo, con cifre più alte per alcuni e più basse per altre.
Sarà un comma della prossima Manovra a prevedere questo maxi-regalo che dipende dall’adeguamento delle retribuzioni dei magistrati. Il governo, alle strette per le scarse risorse per la prossima legge di Bilancio e per le misure che vorrebbe introdurre, a partire dal taglio dell’Irpef fino a 60mila euro, si trova così costretto ad accantonare una cifra monstre per i magistrati che tanto ha avversato durante la campagna referendaria.
Manovra, maxi-aumento per i magistrati: di quanto
Nelle tabelle del Documento programmatico di bilancio, scrive Il Sole 24 Ore, è infatti previsto un “fondo sentenze” da 1,9 miliardi. Nella scorsa Manovra a beneficiarne fu soprattutto Tim, che aveva vinto un lungo contenzioso fiscale (che si protraeva dagli anni Novanta), quest’anno saranno i magistrati. Per loro sono previsti 970 milioni di euro di costi extra per lo Stato. Sono oltre 70mila euro a testa di arretrati una tantum, a cui aggiungere circa 20mila euro aggiuntivi l’anno di retribuzione. Queste ultime risorse, peraltro, non riguarderanno soltanto il prossimo anno ma anche quelli successivi. Le cifre maggiori andranno ai 10.638 magistrati che erano già in servizio nel 2018, ma comunque la misura riguarda tutti, anche se con importi diversi.
Perché i giudici avranno 100mila euro in più: le sentenze
La questione nasce dal meccanismo di calcolo dei trattamenti economici. I magistrati sono parte del “personale in regime di diritto pubblico”: le loro retribuzioni vengono riviste ogni tre anni in base agli aumenti medi ricevuti dalle altre categorie del pubblico impiego. Da una battaglia legale, che si è conclusa al Consiglio di Stato, si è arrivati alla bocciatura del sistemo finora previsto. Secondo i magistrati amministrativi, la base di calcolo ha escluso indennità che dovevano invece essere comprese, non ha considerato il personale delle Autorità indipendenti e ha utilizzato la media ponderata invece di quella semplice.
A luglio le sentenze del Consiglio di Stato hanno dato torto a Palazzo Chigi per gli aumenti del periodo 2018/2020 e lo stesso è avvenuto per il triennio successivo fino al 2023. Il governo ha preso tempo, ma alla fine ha dovuto cedere e gli aumenti verranno applicati: i decreti sono pronti e servono ora i soldi messi dalla prossima Manovra. E, successivamente, bisognerà pensare anche agli aumenti del periodo che va dal 2024 al 2026. Ma a questo dovrebbe pensarci il prossimo governo.