Un vestito a 8 euro. Tre cover per il telefono a meno di quanto costerebbe un caffè ciascuna. Un paio di orecchini da 2,50 euro che probabilmente non avremmo mai cercato, ma che finiscono, comunque, nel carrello.
È anche così che Temu, Shein e AliExpress sono entrati nella quotidianità di milioni di europei: non attraverso il grande acquisto programmato, ma grazie a decine di piccoli oggetti talmente economici da rendere quasi irrilevante la domanda che normalmente precede una spesa: mi serve davvero?
Dal 1° novembre 2026, però, quel meccanismo potrebbe diventare un po’ meno conveniente.
L’Unione europea applicherà, infatti, una nuova commissione di gestione doganale da 2 euro, la cosiddetta Union handling fee, sulle merci acquistate a distanza e importate da Paesi che si trovano fuori dall’Unione.
E non arriva da sola.
Dal 1° luglio è già in vigore un dazio temporaneo di 3 euro sulle merci contenute nelle spedizioni fino a 150 euro. In pochi mesi, quindi, il piccolo pacco che fino all’inizio dell’estate attraversava la frontiera europea sostanzialmente senza dazi è diventato il simbolo di una nuova strategia commerciale di Bruxelles.
Temu, Shein e AliExpress: dal 1° novembre arrivano altri 2 euro
La nuova commissione è stata fissata dalla Commissione europea a 2 euro per articolo doganale.
Non è un dazio tradizionale. Serve a coprire i costi sostenuti dalle autorità doganali per controllare una quantità ormai enorme di merci: verifica dei dati, analisi dei rischi, infrastrutture digitali, controlli documentali e, quando necessario, ispezioni fisiche.
La novità più importante per il consumatore è che la commissione non riguarda soltanto i pacchi sotto i 150 euro.
A differenza del dazio temporaneo da 3 euro, la handling fee si applica alle vendite a distanza di beni importati indipendentemente dal valore della spedizione.
E c’è un altro particolare: sui 2 euro si applica anche l’Iva. La Commissione considera, infatti, la commissione di gestione una spesa accessoria alla vendita e, quindi, parte della base imponibile. Con l’aliquota italiana ordinaria del 22%, quei 2 euro possono avere un’incidenza fiscale complessiva equivalente a 2,44 euro, a seconda del regime attraverso il quale viene effettuata l’importazione.
Quanto costerà davvero un ordine da 20 euro?
È qui che la faccenda diventa interessante.
Immaginiamo di acquistare un singolo prodotto da 20 euro direttamente da un venditore extra-Ue.
Dal luglio scorso quel bene, se rientra nelle condizioni previste, è soggetto al dazio temporaneo da 3 euro. Dal 1° novembre si aggiungono altri 2 euro di commissione di gestione, sui quali incide, inoltre, l’Iva.
In termini puramente teorici, se tutti questi costi venissero trasferiti integralmente sul cliente, un acquisto da 20 euro potrebbe sopportare oltre 5 euro di oneri aggiuntivi.
Su un prodotto da 100 euro l’impatto percentuale è relativamente contenuto.
Su uno da 5 o 10 euro cambia completamente la percezione del prezzo. Ed è esattamente questo il punto.
Il modello delle grandi piattaforme asiatiche funziona, soprattutto, sui piccoli acquisti. Se spendiamo 300 euro per uno smartphone, qualche euro in più difficilmente cambia la decisione. Se stiamo comprando una collana da 4 euro, invece, una maggiorazione di pochi euro può cancellare buona parte del vantaggio economico.
Naturalmente non è detto che il consumatore veda sempre comparire al checkout una voce denominata “tassa Ue”. Le piattaforme, i venditori e gli intermediari logistici possono decidere come incorporare questi costi nei propri prezzi, ma qualcuno, lungo la catena, dovrà sostenerli.
Attenzione: non sono semplicemente 3+2 euro per ogni pacco
Qui arriva una delle curiosità più importanti.
Pensare “ordino una scatola e pago 5 euro” è troppo semplice.
Il dazio temporaneo da 3 euro viene calcolato sulle diverse voci doganali presenti nella spedizione. Lo stesso criterio viene utilizzato per la commissione di gestione.
Il Consiglio Ue porta un esempio molto concreto: una spedizione contiene una camicetta di seta e due camicette di lana. Essendo classificate in due diverse categorie tariffarie, il dazio complessivo è di 6 euro, non 3.
Dal 1° novembre alle stesse voci si aggiunge anche la commissione di gestione.
Il paradosso è evidente: più un carrello contiene prodotti molto diversi tra loro, più il calcolo può diventare significativo.
Quella pratica così comune sulle piattaforme low cost, ovvero mettere nella stessa ordinazione una maglietta, una cover, un rossetto, un piccolo utensile e un paio di orecchini, potrebbe diventare proprio il tipo di acquisto sul quale il nuovo sistema si fa sentire maggiormente.
Perché l’Europa ha deciso di intervenire proprio adesso
Basta un numero per capire la dimensione del problema.
Nel 2025 sono entrati nell’Unione europea quasi 5,9 miliardi di articoli di basso valore, contro circa 1,4 miliardi nel 2022. In appena tre anni il volume si è più che quadruplicato.
E sono prodotti davvero economici.
Nel primo semestre del 2025 il valore medio di questi articoli era appena 8,82 euro. Eppure, rappresentavano quasi il 98% del numero totale degli articoli importati nell’Unione, pur pesando per appena il 2,1% sul valore complessivo delle importazioni.
Milioni di oggetti di pochi euro, insomma, hanno finito per occupare quasi completamente il lavoro quotidiano delle dogane.
Poi c’è la provenienza.
Nel 2025 circa il 93% in volume delle importazioni di basso valore arrivava dalla Cina. Formalmente le nuove regole non sono rivolte a Pechino né a specifiche piattaforme: valgono allo stesso modo per le merci extra-Ue che soddisfano le condizioni previste, ma è inevitabile che l’impatto maggiore ricada sul commercio elettronico cinese, semplicemente perché domina questo mercato.
Non è soltanto una questione di soldi
Bruxelles insiste anche su un altro aspetto: la sicurezza.
Più cresce il numero dei pacchi, più diventa difficile controllarli davvero.
Nel 2025 le merci e-commerce rappresentavano ormai oltre il 97% degli articoli che attraversavano le frontiere doganali europee. Nello stesso anno il tasso di controllo era sceso a circa 65 articoli per ogni milione importato.
Significa che la dogana europea deve trovare il proverbiale ago nel pagliaio.
Dentro quei pacchi possono esserci cosmetici, giocattoli, caricabatterie, piccoli dispositivi elettronici, prodotti per bambini e oggetti che devono rispettare standard europei di sicurezza.
La Commissione ha collegato la riforma proprio alla necessità di individuare più facilmente merci contraffatte, pericolose o non conformi alle norme europee. Dal 1° novembre diventeranno, inoltre, obbligatori nuovi identificativi di prodotto, pensati per aumentare la tracciabilità delle merci e consentire alle autorità di collegare più velocemente prodotti simili quando viene rilevato un rischio.
Se restituisco il vestito, mi ridanno i 2 euro?
Non necessariamente.
Ed è probabilmente una delle sorprese meno intuitive della nuova disciplina.
La Commissione europea di gestione è definita non rimborsabile una volta che la dichiarazione doganale è stata accettata.
La ragione è semplice: anche se successivamente il prodotto viene restituito, la dogana ha già svolto il lavoro per cui quei 2 euro sono stati riscossi.
L’Iva applicata alla commissione può, invece, essere restituita nei casi e secondo i regimi previsti.
Per un acquisto importante la differenza è marginale. Nel mondo del fast fashion, dove comprare più taglie per poi restituirne alcune è diventata un’abitudine, è, invece, un dettaglio che potrebbe incidere sui comportamenti dei consumatori.
Se il pacco parte da un magazzino europeo cambia qualcosa?
Anche qui bisogna guardare più in profondità della scritta “spedizione dall’Europa”.
Il fattore determinante è la situazione doganale della merce.
Se un prodotto è già stato regolarmente importato e immesso in libera circolazione nell’Unione, il consumatore non sta effettuando una nuova importazione solo perché lo acquista online.
La riforma europea considera anche il caso delle merci custodite in depositi doganali all’interno dell’Ue che non siano ancora state effettivamente importate. Il semplice fatto che una scatola si trovi fisicamente in un magazzino europeo, quindi, non significa necessariamente che abbia già assolto tutti gli obblighi doganali.
Un particolare tecnico, ma importante per comprendere come le grandi piattaforme potrebbero modificare in futuro le proprie catene logistiche.
Da Temu e Shein alla grande partita tra Europa e Cina
Dietro i pochi euro aggiunti a una cover o a una maglietta si nasconde una questione economica molto più grande.
Le imprese europee sostengono costi per rispettare norme ambientali, obblighi sulla sicurezza, tracciabilità, lavoro e fiscalità. Bruxelles ritiene che il vecchio sistema, che permetteva alle piccole spedizioni inferiori a 150 euro di entrare senza dazi, avesse finito per creare uno squilibrio competitivo.
La stessa soglia era nata quando ordinare quotidianamente prodotti da un altro continente era quasi fantascienza.
Lo smartphone, le piattaforme digitali e una logistica globale diventata rapidissima hanno cambiato tutto.
La Notizia aveva già raccontato come il dazio europeo sui piccoli pacchi rischi di trasferirsi direttamente sui consumatori e come l’Europa abbia contemporaneamente aumentato la pressione regolatoria su Shein attraverso il Digital Services Act.
Il vero conto si vedrà nel carrello
Per il consumatore, quindi, la regola più utile sarà molto semplice: guardare il prezzo finale, non soltanto quello scritto accanto alla fotografia del prodotto.
Un articolo da 6,99 euro potrebbe restare conveniente. Oppure potrebbe esserlo molto meno dopo costi doganali, commissioni, Iva ed eventuali spese di spedizione.
E, soprattutto, bisognerà capire se le piattaforme sceglieranno di trasferire integralmente i nuovi oneri sui clienti o di assorbirne una parte pur di mantenere prezzi molto bassi.
La vera prova inizierà il 1° novembre.
Fino a oggi la forza dello shopping ultra-low-cost è stata racchiusa in una sensazione: per pochi euro, vale la pena provare.
Bruxelles non ha vietato quella maglietta, quella cover o quell’accessorio.
Ha semplicemente reso un po’ più costoso farli arrivare dall’altra parte del mondo.