Celle con vista sul business. Boss detenuti da un capo all’altro d’Italia che si collegano in videoconferenza per decidere dove comprare la cocaina, dove piazzarla, a chi venderla. E per ordinare pestaggi, da guardare poi sullo smartphone. È il quadro tracciato dall’indagine della Dda di Napoli guidata da Nicola Gratteri, che ieri ha portato a nove misure cautelari in carcere eseguite dai carabinieri della Compagnia Napoli-Bagnoli e dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria.
Accuse, a vario titolo: accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, traffico di droga, estorsione, lesioni, violenza privata, con l’aggravante mafiosa. Sette i clan coinvolti.
Il pestaggio del debitore ripreso col cellulare
Un affiliato ai Troncone, detenuto a Siracusa, avrebbe comprato cocaina dai compagni di reclusione senza pagarla. Per il debito, un boss dello stesso clan rinchiuso a Opera avrebbe autorizzato in videochiamata il pestaggio e, se necessario, l’uccisione: l’uomo è stato colpito con delle forbici e il video mostrato al mandante.
Tra gli atti c’è anche una presunta estorsione condotta in videochiamata dalla cella ai danni del padre e del fratello di un collaboratore di giustizia. “La cosa impressionante è che degli uomini di vertice di questa famiglia, in videoconferenza all’interno delle carceri, da Siracusa a Opera a Secondigliano, si organizzano”, ha detto Gratteri.
Gratteri; “I jammer? Li chiedevo da 10 anni”
Che si è tolto anche un sassolino: “I jammer? Li stavo chiedendo da 10 anni, finalmente c’è a Secondigliano”. Prossima frontiera contro i droni che portano droga e telefoni oltre le mura: le reti da pesca. “Siamo però in ritardo di dieci anni”.
Quel jammer a Secondigliano, ha raccontato Gratteri, ha provocato anche “rimostranze” da fuori: persone che lamentavano telefoni muti anche quando l’apparecchio era spento, “segnale evidente che si trattava di proteste strumentali”. Presto, grazie al Dap, i disturbatori di frequenze arriveranno in altri istituti.
Il procuratore aggiunto Alessandro Milita ha elencato cosa è emerso finora: stalking condotti dalla cella verso l’esterno, “vere e proprie persecuzioni”, e piazze di spaccio dentro le case circondariali.
Resta il cielo. I droni spesso restano alti e calano il carico con un filo: da qui l’idea delle reti, perché “tutto ciò che viene calato resta impigliato”.
Sempre ieri Gratteri e il capo del Dap Stefano Carmine De Michele, hanno firmato un protocollo per riportare un nucleo investigativo nel Palazzo di Giustizia. L’intesa serve a ricostituire in procura una sezione distaccata del Nucleo investigativo regionale della Penitenziaria. Secondo De Michele, le deleghe della procura al nucleo sono raddoppiate.