Il ministro della Difesa ha chiuso in tre giorni un’indagine che il tribunale di Milano tiene ancora aperta. Ieri, dal palco del Defense Procurement Forum di Roma, Guido Crosetto ha spiegato che i saccheggi del 17 e del 18 ottobre sono il frutto di una «guerra ibrida» combattuta con TikTok, YouTube e i social, e ha citato due cifre: tre ragazzi su dieci in piazza e sei su dieci che approvano, per concluderne che hanno subito una «controeducazione» da qualche parte, fuori dalla famiglia e dalla scuola. Da dove arrivino le percentuali il ministro l’ha taciuto. E il «qualcuno» che combatterebbe questa guerra ibrida è rimasto senza nome, come si conviene a un sospetto che deve servire a tutto. A ruota sono arrivati gli altri, con Calenda in testa che ha la soluzione: chiudiamo TikTok.
Peccato che i fatti accertati raccontano altro. Secondo la ricostruzione del Post sabato il corteo “Italia in piazza” contro il carovita aveva portato in strada circa 5mila persone, stima della questura, domenica i portati in questura sono stati 271, di cui 220 minorenni e 60 senza cittadinanza italiana, e chi indaga descrive gruppi disaggregati che rimbalzavano gli inviti da un profilo TikTok all’altro senza un coordinamento strutturato. Il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Filice ha scritto che sulla possibile “regia organizzativa” dietro gli account “Italia in piazza” e “Movimento 17 ottobre” sono in corso indagini. Nei passaggi dell’ordinanza finiti sui giornali evidentemente Mosca manca.
Piazze, fra proteste e guerra ibrida: elementi di analisi
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha consegnato la frase più sincera della settimana: Crosetto, ha detto in conferenza stampa, «avrà degli elementi di analisi che non vanno sottovalutati». Avrà. Il Corriere della Sera scrive che le relazioni dei servizi segnalano “tracce di enfatizzazione” della mobilitazione e che a Palazzo Chigi si ammette di non poter dire che siano stati i russi a mandare i ragazzi a spaccare le vetrine. Un’enfatizzazione, del resto, è quello che fa qualunque algoritmo con il video di una vetrina in frantumi, e per accorgersene basta avere in casa un quindicenne.
Il coro si era formato prima delle prove. Lunedì la parlamentare Lia Quartapelle (Pd) aveva già evocato potenze straniere capaci di amplificare le piazze dei social, mentre il vicepremier Matteo Salvini assicurava di temere l’invasione islamica e non la guerra ibrida: l’unico dissenso nel governo arriva da chi ha soltanto un altro nemico straniero da proporre.
Il precedente di Londra
Il 12 ottobre il primo ministro britannico Andy Burnham ha raccontato al podcast The Rest Is Politics di aver ricevuto, appena entrato a Downing Street, la conferma che la Russia interferì nel referendum sulla Brexit del 2016, e lo stesso giorno il ministro junior del Foreign Office Stephen Doughty ha corretto il tiro ai microfoni di LBC: la Russia ci aveva provato senza riuscirci. Nel 2020 la commissione parlamentare per l’intelligence e la sicurezza (ISC) aveva scoperto che l’MI5, il servizio di sicurezza interno, interrogato sul referendum aveva consegnato appena sei righe. Come nota InsideOver, su La7 Maurizio Molinari ha usato proprio Burnham per tenere aperta la pista della guerra ibrida dietro le piazze italiane. La tesi attraversa la Manica, e la smentita resta a Londra.
La categoria, d’altronde, era pronta da un anno. Nel non-paper firmato da Crosetto e portato al Consiglio supremo di difesa nel novembre 2025 finivano insieme fake news, ferrovie sabotate, cavi tranciati, pressione migratoria ed elezioni annullate, e un contenitore così largo spiega qualunque cosa ci si metta dentro. Intanto autotrasportatori e agricoltori bloccano le strade del Sud e nessuno ha ancora chiesto se i tir li guidi TikTok. L’indagine che il governo evita di aprire ha già il suo primo dato, pubblicato dall’Istat il 1° ottobre: ad agosto la disoccupazione dei giovani fra i 15 e i 24 anni è salita al 20,3 per cento.