Controllo e repressione. È la risposta che il governo Meloni continua a privilegiare di fronte alle tensioni sociali, dai disordini di Milano alle proteste degli autotrasportatori contro il caro-gasolio. Più militari nelle strade, identificazioni, rimozione dei presidi e minacce di conseguenze penali. Una linea già sperimentata con risultati discutibili, mentre restano sullo sfondo le ragioni economiche e sociali del malcontento. E questa volta la parola d’ordine sembra trovare consensi anche fuori dalla maggioranza. A Milano arriveranno 500 militari, con compiti di vigilanza dinamica sul territorio. Sono parà della Folgore provenienti da Siena. Ad annunciarlo è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al termine del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza in prefettura. L’obiettivo dichiarato è restituire tranquillità ai cittadini e ai commercianti dopo le violenze degli ultimi giorni.
Dagli autotrasportatori agli studenti, unica risposta: controllo e repressione
“La gente non deve avere paura di vivere una condizione di normalità”, afferma il titolare del Viminale, assicurando il massimo impegno per individuare i responsabili e impedire nuovi episodi. Ma a sorprendere è soprattutto la posizione del sindaco Giuseppe Sala, che sembra condividere senza riserve l’impostazione governativa. “Prima di tutto in questa fase critica viene il controllo e la repressione di questi fenomeni”, afferma il primo cittadino, dichiarandosi favorevole anche all’arrivo dei militari. Una convergenza significativa, che lascia poco spazio a una riflessione sulle cause del disagio giovanile e sulla necessità di distinguere le violenze dalle manifestazioni pacifiche degli studenti.
Pugno duro sulle proteste dei Tir
Al vertice milanese partecipa anche Matteo Salvini, mentre nel Mezzogiorno continua la mobilitazione dei Tir contro il caro-carburanti. Anche qui, accanto alle promesse di sostegno economico, prende corpo la risposta repressiva. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso, intervenendo alla Camera, riferisce che il Viminale sta procedendo alle identificazioni per consentire la rimozione dei presidi. E avverte che impedire il transito dei mezzi pesanti, pur lasciando passare le automobili, costituisce comunque un blocco stradale, con possibili conseguenze penali e detentive. Dalle parole si passa ai fatti. Sono centinaia i soggetti già controllati: 1.339 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati sul piano amministrativo.
Intanto la protesta continua a paralizzare parte della distribuzione delle merci. Supermercati con scaffali vuoti, distributori senza carburante e prodotti freschi bloccati lungo le principali direttrici di trasporto raccontano una crisi che sta investendo anche cittadini e imprese estranei alla mobilitazione. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida denuncia le difficoltà provocate dai blocchi, che impediscono a tonnellate di prodotti deperibili di raggiungere i mercati del Nord. Ma aggiunge un elemento destinato ad alimentare le polemiche: invita a esaminare i precedenti giudiziari di alcuni promotori delle proteste, sostenendo che emergerebbero situazioni problematiche. Precisa che questo non compromette la legittimità delle rivendicazioni, ma distingue chi avanza richieste genuine da chi strumentalizza la mobilitazione.
Oggi Consiglio dei ministri per agricoltori e autotrasportatori
Anche Matteo Salvini separa le ragioni economiche degli autotrasportatori dai blocchi stradali. “Capiamo la loro sofferenza, ma altra cosa sono i blocchi illegali”, afferma, sottolineando i danni provocati ad agricoltori, pescatori, pendolari e lavoratori. Resta però irrisolta la questione che ha fatto esplodere la protesta: l’aumento del prezzo del gasolio e le difficoltà di un settore che denuncia costi ormai insostenibili. Il governo ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro, dei quali 430 già stanziati, e promesso ulteriori risorse. Ma il prossimo incontro con le associazioni è fissato soltanto al 27 ottobre. Troppo tardi, secondo i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, che chiedono all’esecutivo di anticipare il confronto. Tanto che in serata la premier convoca un Consiglio dei ministri per oggi per interventi sull’autotrasporto e per l’agricoltura.