Rissa di governo sulle interferenze esterne. Le piazze liquidate come ordine pubblico

Rissa di governo sulle piazze e sulle interferenze esterne. Crosetto e Tajani convinti di una regia straniera. Salvini e Piantedosi contrari

Rissa di governo sulle interferenze esterne. Le piazze liquidate come ordine pubblico

La rissa nel governo sui disordini di Milano si allarga. C’è chi intravede una regia straniera dietro le violenze di giovani, chi non esclude interferenze e chi le nega. Crosetto, Tajani, Piantedosi e Salvini offrono letture diverse degli stessi fatti, mentre Palazzo Chigi insiste sulla risposta di ordine pubblico. Ma resta una domanda: quanto pesano disagio, povertà e disuguaglianze sulle tensioni sociali? Ad aprire il fronte è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto. Secondo lui i disordini rappresentano un episodio di “guerra ibrida” combattuta con strumenti come TikTok e YouTube. Alcuni Paesi, sostiene, sarebbero in grado di studiare attraverso gli algoritmi il comportamento dei ragazzi e orientarne idee e reazioni. Una “controeducazione” digitale che alimenterebbe il rifiuto delle regole democratiche.

Rissa di governo sulle interferenze esterne. Le piazze liquidate come ordine pubblico

È un allarme grave, ma dalle dichiarazioni del ministro non emerge una prova pubblica che colleghi direttamente un Paese straniero alle violenze di Milano. Antonio Tajani non chiude la porta all’ipotesi: “Non escludo che possa esserci una regia esterna”. Il ministro degli Esteri richiama le verifiche europee sulle interferenze online e sulla disinformazione. La posizione più oscillante è quella del titolare del Viminale.

Schieramenti

Martedì Matteo Piantedosi aveva osservato che le analisi di Crosetto non andavano sottovalutate e che dietro l’apparente spontaneità dei gruppi poteva esserci un’organizzazione. Ieri, dopo il comitato per l’ordine pubblico a Milano, la frenata: “Nessuna evidenza” di giovani manovrati dall’esterno. Restano, per il ministro, interrogativi sulle convocazioni diffuse attraverso i social, non certezze su una regia occulta. Matteo Salvini va oltre e boccia l’intera lettura. “Non penso a regie esterne, regie occulte o guerre ibride”, afferma il leader della Lega. A suo giudizio, chi ha devastato e saccheggiato negozi cercava scarpe, telefoni e orologi, non portava avanti rivendicazioni politiche. Per il vicepremier, quindi, non c’entrano il carovita né le difficoltà di studenti e lavoratori.

La richiesta

Nel pieno delle contraddizioni della maggioranza, Elly Schlein infila il dito nella piaga. “Se il ministro ha delle informazioni sarebbe bene che venisse a darcele in Parlamento”, dice la segretaria del Pd riferendosi a Crosetto. Schlein richiama i messaggi che circolano su Telegram e WhatsApp e osserva che episodi analoghi interessano anche Francia e Spagna: proprio per questo, insiste, eventuali elementi concreti devono essere comunicati alle Camere, non affidati alle dichiarazioni pubbliche. Il ministro, da parte sua, spera che di essere chiamato “in Parlamento per poter parlare dell’utilizzo dei social da parte di alcuni Paesi per monitorare e studiare in qualche modo, e incidere sulle menti di chi li segue”.

Lo scontro sulle cause non modifica, però, il terreno sul quale la maggioranza converge: più controlli e nuovi strumenti repressivi. Le violenze vanno condannate e i responsabili individuati, ma ridurre tutta la vicenda a una questione di polizia rischia di cancellare il contesto sociale. Non significa giustificare saccheggi o aggressioni, né attribuirli automaticamente alla povertà: significa chiedersi perché tanti giovani crescano in condizioni di insicurezza e sfiducia.

I dati del disagio sociale

Gli ultimi dati Istat citati nel dibattito parlano di oltre un milione e 136 mila minori in povertà assoluta; ad agosto la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni ha raggiunto il 20,3%. Nel 2024 circa 430mila under 16 vivevano in famiglie costrette a rinunce sull’alimentazione o sulla vita sociale. Cifre che non provano alcun legame diretto con i protagonisti degli scontri, ma che descrivono un disagio impossibile da ignorare.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto che “la società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. È una grande questione sociale”. È questo il punto smarrito nella polemica tra ministri: si discute di algoritmi e arresti, molto meno di opportunità, istruzione e futuro. E una risposta soltanto securitaria non basta a sciogliere queste contraddizioni.