“Un progetto per il Paese: questo dobbiamo agli elettori”. Parla la vicepresidente del Pd, Gribaudo

Secondo Gribaudo (Pd) le forze di opposizione devono agli elettori non un accordo contro qualcuno, ma un progetto per il Paese

“Un progetto per il Paese: questo dobbiamo agli elettori”. Parla la vicepresidente del Pd, Gribaudo

La sicurezza attraversa il confronto pubblico nelle sue diverse declinazioni: tutela del lavoro, ordine pubblico, stabilità economica e protezione sociale. Chiara Gribaudo, vicepresidente del Pd, qual è il vostro sentire?
“La sicurezza deve tornare a essere una priorità concreta, non uno slogan. Con l’ultimo deciso martedì dal Cdm questo Governo è arrivato a otto decreti sicurezza, ma la situazione è migliorata? Le nostre città si sentono più sicure? Per noi la risposta è no, e lo stesso dicono le migliaia di persone che stanno protestando pacificamente contro il caro vita, contro i tagli alla sanità, contro gli scaffali nei supermercati vuoti. Sicurezza significa dare risposte ai problemi reali delle persone e questo il governo Meloni non lo sta facendo. Le proteste degli autotrasportatori raccontano difficoltà reali che il governo non può liquidare: servono interventi capaci di sostenere chi lavora e chi ogni giorno tiene in piedi il Paese. Per il centrosinistra, la sfida è dimostrare di saper trasformare queste domande in una proposta di governo credibile e condivisa. Le alleanze e le primarie sono strumenti, non un fine: prima viene la necessità di costruire una convergenza programmatica sulle priorità degli italiani. Non basta essere alternativi a Meloni, bisogna dimostrare di poter fare meglio, mettendo al centro il lavoro, i diritti e le condizioni materiali delle persone”.

Quali risposte intende offrire il Pd e su quali basi può costruirsi un’alternativa di governo?
“Il Partito democratico deve mettere al centro il lavoro, il potere d’acquisto e la sicurezza sociale, con proposte concrete su salari, sanità e sostegno alle imprese che oggi pagano il peso del caro energia. La cittadinanza ci sta mostrando dal Nord al Sud del Paese quali sono i problemi da affrontare. Noi delle proposte le abbiamo messe sul tavolo, ma in questi quattro anni non siamo stati ascoltati e non c’è stato un dialogo parlamentare costruttivo. L’alternativa si costruisce partendo da un programma condiviso, capace di tenere insieme le forze progressiste sulle questioni che incidono sulla vita delle persone, come ad esempio il salario minimo. Le differenze tra gli alleati vanno affrontate con serietà, ma senza trasformarle in un alibi per non decidere”.

Agli Stati Generali di Montecitorio si confrontano istituzioni, imprese e sindacati. Qual è la misura concreta sulla quale chiedete un impegno al governo?
“Sono fiduciosa che quest’anno potremo festeggiare la chiusura degli Stati Generali su salute e sicurezza non solo con una proposta concreta, ma anche con un reale successo per la Commissione d’inchiesta che ho l’onore di presiedere. È infatti approdata in aula proprio questa settimana la proposta di legge sul gratuito patrocinio, una misura di civiltà in cui lo Stato si fa carico delle spese legali per i familiari delle vittime sul lavoro. Una soluzione che ritengo doverosa nei confronti di chi resta e che troppo spesso non può permettersi le spese per ottenere giustizia. Il gratuito patrocinio rappresenta un tassello in più per aiutare, là dove è avvenuta una tragedia, chi resta. Voglio ringraziare i familiari delle vittime che anche quest’anno hanno voluto partecipare agli Stati Generali: il loro contributo, la loro testimonianza, la loro voce sono stati fondamentali e sono sicura che il Parlamento voterà all’unanimità la proposta”.

Dopo le violenze di Milano, come risponde il Pd alla richiesta di sicurezza di cittadini e commercianti?
“Le violenze di Milano, come quelle nelle altre città, vanno condannate senza se e senza ma. Mi permetto però di porre un quesito: le vetrine spaccate, per quanto possano creare problemi per chi lavora e per chi vive il territorio, sono più importanti del disagio, della crisi, delle condizioni di vita che hanno portato le persone a manifestare pacificamente? Lo chiedo perché mi sembra che le violenze di pochi mettano in ombra le motivazioni di una protesta giusta e doverosa. È violenza non arrivare a fine mese perché i nostri redditi si trovano all’ultimo posto delle classifiche europee per crescita, è violenza non avere un tetto perché gli affitti costano troppo, è violenza rinunciare alle cure perché nella sanità pubblica ci sono code interminabili e non ci si può permettere il privato. La soluzione a tutto questo non è usare i militari per le nostre strade, ma varare delle misure strutturali, e non dei bonus spot per sostenere le famiglie una tantum. Una volta che verranno risolti i problemi sociali ed economici delle persone che vivono in Italia, non ci sarà bisogno di decreti sicurezza, che parlano alla pancia dell’elettorato ma non risolvono certamente i problemi, né di ordine pubblico né di disagio sociale”.

Il centrosinistra vuole costruire un’alternativa di governo: esistono punti sui quali il Pd è disposto a rinunciare a un’alleanza pur di non rinunciare al proprio programma?
“Per costruire un’alternativa credibile dobbiamo partire da impegni chiari: aumentare i salari, contrastare la precarietà, rafforzare la sanità pubblica e investire sulla sicurezza sul lavoro, con più controlli, prevenzione e responsabilità per chi non rispetta le regole. Non possiamo limitarci a dire che siamo alternativi alla destra: dobbiamo spiegare che cosa vogliamo cambiare nella vita delle persone. Su questi obiettivi dobbiamo trovare una convergenza tra tutte le forze della coalizione, perché sono le priorità del Paese reale. Il Pd è una forza plurale, abituata al confronto, ma ci sono principi e obiettivi programmatici sui quali dobbiamo essere coerenti: il lavoro dignitoso, i diritti, la lotta alle disuguaglianze, la tutela della salute e della sicurezza. Non si tratta di alzare muri o mettere veti preventivi, ma di capire se esiste una volontà comune di tradurre questi impegni in scelte concrete con tutte le forze che vorranno far parte dell’alleanza”.

Con Matteo Renzi il confronto riguarda anche scelte sul lavoro, a partire dal Jobs Act. Quale accordo politico potrebbe rendere credibile la sua presenza nella stessa coalizione con Pd e M5S?
“Un’alleanza credibile non si costruisce rimuovendo le differenze, ma affrontandole alla luce del sole. Sul lavoro, il Jobs Act è stato una scelta che ha segnato una stagione politica e sulla quale esistono valutazioni diverse: non possiamo far finta che non sia così. Ma oggi la priorità è dare risposte a chi vive la precarietà, a chi ha uno stipendio che non basta e a chi chiede più tutele. Chi vuole costruire un’alternativa deve misurarsi con obiettivi concreti: salari più alti, lavoro stabile e dignitoso, contrasto al lavoro povero e maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro. Con Renzi, come con tutte le forze che vogliono partecipare a un progetto comune, il confronto deve partire da qui: quali impegni condividiamo e quali politiche siamo pronti a realizzare? Non basta mettersi insieme per battere Meloni. Serve un programma riconoscibile e credibile, con priorità chiare e impegni verificabili, dalla sanità pubblica ai diritti sociali, dalla politica industriale alla transizione energetica. Le differenze non spariscono, ma possono essere superate se c’è la volontà di convergere su una proposta di governo e noi lo abbiamo già saputo dimostrare. È questo che dobbiamo agli elettori: non un accordo contro qualcuno, ma un progetto per il Paese”.

Gli autotrasportatori denunciano costi sempre più difficili da sostenere, mentre i blocchi rischiano di pesare su imprese e cittadini.
“Il Governo deve intervenire subito sul caro carburanti, con misure mirate a sostegno degli autotrasportatori e aprire un confronto serio con le associazioni di categoria. Non si può chiedere a chi lavora di assorbire costi sempre più alti senza mettere a rischio la sostenibilità delle imprese e, di conseguenza, le filiere produttive e i prezzi per i cittadini. Servono risposte concrete, non annunci, e una strategia che riduca la dipendenza dai combustibili fossili e renda il settore più sostenibile nel tempo. Il diritto di protesta va tutelato, perché il disagio economico e sociale non può essere ignorato. Allo stesso tempo, bisogna evitare che i blocchi finiscano per scaricare i costi su altri lavoratori, sulle imprese e sui cittadini. La strada è la responsabilità reciproca: dialogo immediato, soluzioni negoziate e rispetto delle regole per garantire la mobilità e la continuità dei servizi essenziali. La politica deve saper ascoltare prima che il conflitto diventi ingestibile, affrontando le cause della protesta anziché limitarsi a gestirne gli effetti”.

Qual è la vostra principale contestazione alla Manovra?
“Ancora una volta, questa Manovra non dà risposte adeguate a chi fa più fatica ad arrivare alla fine del mese, alle famiglie, ai lavoratori. Con il costo della vita che pesa su spesa, affitti e bollette, servono interventi che aumentino davvero il potere d’acquisto delle famiglie, non misure insufficienti o distribuite senza una strategia. La modifica irrinunciabile è un intervento strutturale sui redditi più bassi, a partire dal taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e da un sostegno concreto alle famiglie in difficoltà, accompagnato da risorse adeguate per la sanità pubblica e per il diritto alla casa. Non possiamo accettare che una persona debba scegliere se pagare l’affitto, fare la spesa o curarsi. Le risorse vanno concentrate su chi ha più bisogno, dando priorità al lavoro povero e alle famiglie che oggi rischiano di scivolare nella difficoltà economica. È da qui che si misura la qualità di una Manovra”.