Le pensioni anticipate sono sempre più un miraggio. Soprattutto per le donne. Nonostante le tante promesse della maggioranza di governo e, soprattutto, del leader della Lega, Matteo Salvini, l’abolizione della legge Fornero non solo non c’è stata, ma addirittura l’uscita anticipata dal lavoro è diventata praticamente impossibile. L’ultimo Osservatorio sul monitoraggio dei flussi di pensionamento dell’Inps evidenzia il tradimento delle promesse del governo Meloni, soprattutto per quanto riguarda l’uscita agevolata per le donne.
Pensioni anticipate, con la fine di Opzione donna le lavoratrici penalizzate
Nel 2026, infatti, con la mancata proroga della Quota 103 e soprattutto di Opzione donna, le pensioni anticipate sono quasi sparite. I dati dell’Inps permettono di valutare proprio il numero di richieste del 2026 per l’Opzione donna, l’uscita anticipata per le lavoratrici cancellata dal governo Meloni: nel 2026 le richieste sono state, nei primi nove mesi, 1.147, a fronte delle 2.955 (già pochissime dopo le varie strette dello stesso esecutivo) dell’intero 2025.
Insomma, si è passati dall’abolizione della legge Fornero promessa a una cancellazione delle uscite anticipate per le lavoratrici. Oltre a questo, il monitoraggio dell’Inps evidenzia anche altri dati: il totale delle pensioni con decorrenza 2025 è stato di 901.448, con un importo medio mensile di 1.213 euro. Nei primi nove mesi del 2026, invece, le pensioni sono state 665.689, con un importo medio di 1.297 euro. Per gli uomini l’importo medio è stato di 1.508 euro, ma per le donne soltanto di 1.109 euro, quindi il 26,46% in meno. Un dato che risente delle carriere più lunghe degli uomini, ma anche di retribuzioni medie più alte rispetto alle donne. Doppiamente penalizzate, perché ora – oltre ad avere assegni più bassi – non hanno neanche la possibilità di lasciare prima il lavoro, grazie alle strette del governo che doveva cancellare la Fornero.