Più della metà dei fondi del Pnrr per la transizione energetica non sono stati spesi. Un dato che racchiude più di ogni altro il fallimento del governo di fronte alla questione che è diventata centrale con la guerra in Medio Oriente. E non è un caso che la transizione energetica in Italia stia rallentando. Sono questi i due capisaldi che emergono dal rapporto sull’avanzamento del Piano nazionale integrato energetica e clima redatto dal think tank sul clima Ecco. Il Pnrr, si spiega nell’analisi, si chiude con soltanto il 45% dei fondi per la transizione spesi. Inoltre, dei 18,2 miliardi incassati dalle aste Ets tra il 2012 e il 2024, solo il 9% è andato a misure per clima. Ancora, dei 284 milioni disponibili del Fondo nazionale per l’efficienza energetica, ne sono stati utilizzati solo 18.
Il think tank lamenta che “le risorse pubbliche impiegate nella transizione vengono disperse a causa di un incoerente meccanismo di governance delle politiche energia e clima e per la mancanza di una chiara strategia di finanziamento”. Il report evidenzia anche che la quota di rinnovabili termiche nel settore edilizio è ferma da 5 anni mentre l’Italia non ha ancora recepito la direttiva Ue sulle Case green. Non sembra quindi un caso che gli strumenti che funzionano maggiormente sono sotto-finanziati: il Conto termico ha esaurito i fondi annuali in un mese, per esempio.
Crisi energetica, il fallimento dell’Italia sulla transizione tra Pnrr ed emissioni di gas in aumento
Ma c’è un altro dato che evidenzia qual è la direzione intrapresa: nel 2025 le emissioni di gas sono tornate a crescere, con un aumento di circa 9 milioni di tonnellate di Co2 rispetto all’anno precedente. Così gli impegni europei del 2030 sono sempre più lontani, con l’Italia che deve ridurre le sue emissioni di circa 95 milioni di tonnellate rispetto ai livelli del 2025. Ovvero un quarto del totale delle emissioni del Paese.
Ancora, dal rapporto emerge che l’Italia non ha una strategia di abbandono del gas, un passo necessario per raggiungere la neutralità climatica nel 2050. Anzi, le scelte di investimento sembrano mostrare la volontà di proseguire nella dipendenza dal gas anche oltre il 2030. La domanda italiana di gas rimane comunque inferiore, per 11,2 miliardi di metri cubi, rispetto al livello del 2019, nonostante si sia registrato un aumento dei consumi (+2,1%) nel 2025. La strada è in salita.