Più di 5 milioni di persone non possono permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni. I dati presentati nell’Atlante della fame in Italia di Azione contro la fame mostrano come nel 2025 la deprivazione alimentare materiale riguardi ben il 9,3% della popolazione. In calo, è vero, dal 9,9% dell’anno precedente, ma colpendo circa 5,4 milioni di persone. In un Paese, come emerge da un altro report di Legacoop e Ipsos, in cui più di una persona su due si colloca al di sotto del ceto medio se non in stato di povertà.
I due report: dalla povertà alimentare alle difficoltà economiche
Partiamo dallo studio di Azione contro la fame: l’insufficienza alimentare grave, che vuol dire non avere soldi per acquistare il cibo necessario, è tornata a salire nel 2025 (dopo dieci anni di decrescita) al 3,3% contro il 2,7% dell’anno precedente, colpendo 2 milioni di persone. Dall’analisi emerge che le misure di sostegno economico emergenziale sono indispensabili per fronteggiare le difficoltà immediate, ma non bastano. La risposta deve quindi essere un intervento per affrontare le cause strutturali della povertà.
A questo si aggiunge il rapporto FragItalia 2026, un’indagine Ipsos realizzata per Legacoop. Il quadro che viene fuori è quello di un Paese in cui la povertà non è solo mancanza di reddito, ma anche una progressiva discesa sociale. Il 54% degli italiani si colloca sotto il ceto medio, con il 34% che si definisce “in caduta”, il 16% fragile e il 4% lower class. Ancora, il 25%, un italiano su quattro, sostiene di essere sceso nella scala sociale mentre solo il 7% percepisce un miglioramento della sua posizione. Il rapporto parla di “de-cemoedizzazione”, con il ceto medio in caduta (al 34%) ormai quasi pari al ceto medio (37%). In più, il 68% si sente economicamente più fragile di cinque anni fa, con il 25% che ha difficoltà ad arrivare a fine mese e il 19% che rinuncia a spese necessarie.