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Barbara D’Urso ha la “cazzimma” e si riscatta su YouTube

Tutto si può dire di Barbara D’Urso, tranne che non abbia “cazzimma”.

Barbara D’Urso ha la “cazzimma” e si riscatta su YouTube

Tutto si può dire di Barbara D’Urso, tranne che non abbia “cazzimma”. Per una napoletana orgogliosa non c’è definizione più calzante per descrivere il suo miglior talento naturale e, dopo la causa a Mediaset per emolumenti mancati e qualche altra facezia, torna sullo schermo al suo pubblico, quello che in questi tre anni non l’ha mai persa di vista, malgrado in tv un’assenza del genere equivalga all’estinzione di un’era geologica.

Se il nuovo ruolo in giuria a “Ballando con le Stelle”, tra Mariotto e Matano, non è esattamente da tappeto rosso, c’è da riconoscerle che l’esaustiva vena polemica e l’invidiabile capacità di essere divisiva, sono il foraggio necessario per uno show da sabato sera che deve ricoprire di aspettative l’intero arco settimanale e popolare coi suoi protagonisti i salotti più visti di Rai1.

Ed è proprio il “salotto” la dimensione mancante in questa nuova fase professionale di Barbara, che mai avrebbe pensato di vedersi allontanata da Mediaset dopo aver sacrificato anche le domeniche per la famiglia Berlusconi, perché è indubbio che il meglio di sé la conduttrice lo riserva quando ha un interlocutore e un pubblico a cui dedicare, di volta in volta, la sua faccia contrita e quella stupita, la commozione e lo sdegno, come una liturgia in cui gli stilemi del culto si riconoscano tutti.

E se l’ambizione di acquistare credibilità per la televisione pubblica sembra ancora una chimera, schiacciata come è dall’offerta similare di Balivo, Setta e Fialdini, non si può che apprezzare quel bagno d’umiltà che l’ha portata ad inaugurare il suo podcast di “Storie Incredibili” su YouTube che nella sua prima settimana ha concentrato mezzo milione di utenti sul racconto di Rosa Ottaiano, che da ragazzina rimase incinta senza aver avuto rapporti completi: “incredibile” per l’appunto.

Il successo del podcast dipenderà sicuramente dal tono delle storie che verranno raccontate, ma lo studio, scevro da qualunque sovrastruttura, il pubblico, limitato ma non imbeccato e la conduttrice che, volenti o nolenti, è un’assoluta fuoriclasse, sono elementi di rottura rispetto ad un format che nasce come genere meta-televisivo estemporaneo e potrebbe concentrare una persistente curiosità.

Quel che è certo, oggi, è che il podcast vanta una capillarità più pervasiva della televisione e da Gazzoli a Salemi, passando per Fedez, arrivare lì vuol dire veramente avercela fatta.