Brasile, Lula batte Bolsonaro e gela Trump: la destra si ferma ancora

Lula vince le elezioni in Brasile con il 51,79% dei voti. Bolsonaro contesta il risultato e Trump resta in silenzio

Brasile, Lula batte Bolsonaro e gela Trump: la destra si ferma ancora

Il Brasile resiste all’onda nera che ha invaso il Sud America. A sorpresa, sovvertendo i pronostici che lo davano per sfavorito, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto per un quarto mandato, non consecutivo, battendo al ballottaggio di ieri il senatore di destra Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Secondo i dati diffusi dal Tribunale superiore elettorale (TSE), Lula ha ottenuto il 51,79% dei voti validi, pari a 64.256.232 preferenze, contro il 48,21% del rivale, fermatosi a 59.826.041 voti. Il margine è stato di oltre 4,4 milioni di voti. Il candidato sconfitto ha tuttavia annunciato che non riconoscerà il risultato e che chiederà l’annullamento delle elezioni.

La vittoria di Lula rappresenta un precedente storico nella politica brasiliana: dall’introduzione del sistema a doppio turno nel 1989, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a ribaltare il risultato al ballottaggio. Il 4 ottobre Flávio Bolsonaro aveva infatti ottenuto il 47,03% dei consensi, contro il 45,16% del presidente uscente. Lula, che domani compirà 81 anni, conquista così il suo quarto mandato dopo le vittorie del 2002, 2006 e 2022. Il nuovo mandato comincerà il 5 gennaio 2027.

Nel suo primo discorso dopo la proclamazione del risultato, Lula ha ringraziato gli elettori e ha promesso di modificare il modo di governare il Paese, dando maggiore spazio alla partecipazione popolare. “Queste elezioni sono state una sconfitta del negazionismo, una sconfitta della menzogna“, ha dichiarato, sostenendo che la mobilitazione degli elettori è stata decisiva per difendere la democrazia brasiliana. Il presidente ha inoltre promesso di governare per tutti i brasiliani, indipendentemente dalle appartenenze politiche, e di rispettare il ruolo del Congresso.

Brasile, Bolsonaro non ci sta

Il risultato è stato però immediatamente contestato da Flávio Bolsonaro. “È impossibile riconoscere il risultato delle elezioni nel contesto in cui sono avvenute queste cose. Utilizzeremo i nostri legali e chiederemo l’annullamento di queste elezioni“, ha affermato il senatore. Al centro delle contestazioni vi è la decisione del giudice della Corte suprema Cristiano Zanin di prolungare di due ore le operazioni di voto, dalle 17 alle 19, dopo le segnalazioni di difficoltà nei trasporti che avevano impedito ad alcuni elettori di raggiungere i seggi. La misura ha riguardato le sezioni ancora aperte al momento della decisione, senza riaprire quelle già chiuse.

Anche la campagna di Bolsonaro aveva chiesto un’estensione degli orari di voto in alcune aree colpite dal maltempo. Il provvedimento ha provocato una temporanea sospensione della trasmissione e della pubblicazione dei risultati, successivamente riprese. Il presidente del TSE, Kassio Nunes Marques, ha riconosciuto le difficoltà operative determinate dalla decisione della Corte suprema, confermando tuttavia la regolarità della proclamazione del risultato.

La partecipazione al voto è aumentata rispetto al primo turno. Su oltre 158 milioni di aventi diritto, circa 128,2 milioni si sono recati alle urne. L’astensione è scesa al 19,2%, rispetto al 21,08% registrato il 4 ottobre. Lula ha celebrato la vittoria a San Paolo, dove migliaia di sostenitori si sono riuniti per festeggiare un risultato che prolunga la permanenza al potere del Partito dei lavoratori e conferma la profonda divisione politica del Brasile.

Il silenzio di Trump

Dopo l’annuncio del risultato, da Washington non sono arrivate le consuete congratulazioni, ma neppure una contestazione ufficiale del risultato. Il presidente statunitense Donald Trump ha preferito mantenere il silenzio sulla rielezione di Lula da Silva in Brasile. Un silenzio che contrasta con le congratulazioni arrivate da numerosi leader internazionali e che assume particolare significato alla luce delle iniziative intraprese dall’amministrazione americana per favorire il ritorno al potere della famiglia Bolsonaro.

Il presidente americano aveva già mantenuto un atteggiamento prudente dopo il primo turno del 4 ottobre, pur definendo “impressionante” il risultato di Flávio Bolsonaro, che aveva preceduto Lula nelle urne. Secondo un’inchiesta pubblicata il 5 ottobre dal Washington Post, il silenzio di Trump durante la campagna era stato il frutto di una precisa scelta strategica. Un consigliere della Casa Bianca aveva spiegato al quotidiano che un sostegno esplicito a Bolsonaro avrebbe potuto rivelarsi controproducente, consentendo a Lula di mobilitare gli elettori contro le ingerenze americane.

“L’idea era: state zitti. Se un appoggio rischia di essere controproducente, non datelo”, aveva dichiarato la fonte. La posizione pubblica di Trump contrasta tuttavia con quanto emerso da un’inchiesta Reuters pubblicata sabato. Secondo l’agenzia, due funzionari del Dipartimento di Stato, Darren Beattie e Ricardo Pita, avevano promosso iniziative per favorire il ritorno al potere della famiglia Bolsonaro, sostenendo anche misure punitive contro il Brasile. Reuters non ha potuto stabilire fino a che punto queste iniziative fossero state ordinate direttamente dalla Casa Bianca o dal segretario di Stato Marco Rubio.