Israele al voto, a Kiryat Arba si teme l’evacuazione delle colonie

Kiryat Arba, 27 ott. (askanews) – Si vota anche negli insediamenti israeliani della Cisgiordania occupata. A Kiryat Arba, alle porte della città palestinese di Hebron, gli elettori si recano alle urne per rinnovare i 120 seggi della Knesset. Tra le cabine elettorali ci sono anche famiglie con bambini.I coloni israeliani possono partecipare alle elezioni nazionali, mentre i palestinesi che vivono nella stessa Cisgiordania, privi della cittadinanza israeliana, non hanno diritto di voto per il Parlamento di Israele.Il futuro degli insediamenti è uno dei temi che dividono gli schieramenti. Il governo di Benjamin Netanyahu, sostenuto dalla destra nazionalista e religiosa, ha favorito l’espansione delle colonie. Il suo principale sfidante, Gadi Eisenkot, si oppone all’annessione formale della Cisgiordania e ha promesso di contrastare gli avamposti illegali e la violenza dei coloni.A Kiryat Arba, tra gli elettori intervistati, emergono il timore che un cambio di governo possa portare allo sgombero di nuovi insediamenti e la richiesta di dare maggiore peso alla legge religiosa ebraica nelle decisioni dello Stato. Posizioni che mostrano quanto, per una parte dell’elettorato nazionalista e religioso, il voto riguardi anche l’identità stessa di Israele.Di seguito, le testimonianze di Meir Menahem, addetto alla sicurezza, 67 anni e di Eliya Tzeiri, studente di una yeshiva, 22 anni.”Il prossimo primo ministro deve dire e fare tutto quello che vuole affinché questo sia un vero Stato ebraico e non uno Stato ebraico finto. Adesso dicono che è uno Stato ebraico, ma è una finzione. Non è uno Stato ebraico. Nella maggior parte delle questioni non si decide secondo la legge ebraica, ma secondo quelle europee e americane. Vogliono far parte del mondo e noi non lo vogliamo”.”Fa paura. Alla fine potrebbe portare alla distruzione di tutti i nuovi insediamenti, all’evacuazione dei nuovi insediamenti che sono stati costruiti. Questo significa che gli attacchi che oggi vengono impediti e le operazioni militari che vediamo in Giudea e Samaria Cisgiordania non avranno più luogo. E poi, a quanto pare, restituiremo il territorio che abbiamo conquistato in Libano, alla Siria, all’Iran. Sembra che tutto andrà in quella direzione”.