Martedì a Roma, alla presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2026, i numeri hanno smontato lo slogan preferito da certa politica: “Meno immigrazione irregolare e quindi meno morti in mare”. Gli sbarchi in Italia sono crollati dai 157mila del 2023 ai 66mila del 2024 e del 2025, fino a meno di 20mila nei primi otto mesi di quest’anno. Nello stesso periodo, in tutto il Mediterraneo, le morti accertate durante la traversata sono salite a 1.733, contro le 1.248 dei primi otto mesi del 2025. Arrivano meno persone e ne muoiono di più.
Sulla sola rotta centrale le vittime sono 914 contro 827, l’11 per cento in più, e il Centro Studi e Ricerche Idos pone la domanda che il governo evita con cura: dietro il calo c’è un bisogno di protezione ridimensionato o “il suo contenimento (forzato)”? La risposta sta nelle pagine successive. Fra il 2017 e il 2025 l’intesa con la Libia ha permesso di intercettare in mare 192.788 persone e di riportarle nelle strutture di detenzione, e da quella stessa costa parte ancora l’87 per cento degli arrivi in Italia.
Le navi delle Ong, che le disposizioni del governo costringono a rientrare in porto dopo ogni soccorso e spediscono verso scali lontani, hanno perso 1.219 giorni operativi tra il 2022 e il 2025, secondo il conto di Sos Mediterranee Italia riportato nel Dossier.
Migranti, il Dossier Idos: la frontiera addosso
Il Patto Ue su migrazione e asilo, applicato dal 12 giugno, porta questo impianto dentro il diritto europeo: screening obbligatorio in condizione di “finzione di non ingresso”, procedure di frontiera più numerose, trattenimenti e rimpatri potenziati, impronte e foto anche dei bambini dai 6 anni con il nuovo regolamento Eurodac. Idos la chiama “matrice italiana”, perché dentro ci sono i vent’anni di accordi con cui Roma ha spostato i propri confini sulle coste nordafricane e che oggi diventano regola comune.
Il presidente di Idos, Luca Di Sciullo, ha spiegato quella finzione meglio di un manuale di diritto: il migrante la frontiera «se la porta addosso», anzi «egli stesso è la frontiera», e a quel punto, ha detto alla platea, «ne puoi fare quello che vuoi». Il 17 giugno il Parlamento europeo ha completato l’opera votando con 418 sì il regolamento rimpatri, quello dei return hub nei Paesi terzi e della detenzione fino a 30 mesi.
Il ricatto di Ceuta
E poi c’è Ceuta, che Di Sciullo ha messo dentro la relazione come prova di quanto vale oggi una persona alla frontiera. Fra il 30 e il 31 luglio oltre 72mila persone sono entrate nell’exclave spagnola in Marocco e almeno 82 sono morte provando ad arrivarci a nuoto, secondo il bilancio aggiornato al 6 agosto, e il governo italiano, mentre la Guardia Civil recuperava i corpi in mare, ha risposto sospendendo Schengen con la Spagna, con controlli sui cittadini extra Ue in arrivo da porti e aeroporti spagnoli. Di Sciullo ha descritto i dublinanti trasformati in «un’ottima arma di ricatto» fra Stati membri, l’umano ridotto a pratica, a pacco e «perfino ad arma».
Sulla remigrazione il presidente di Idos ha scelto parole che un rapporto istituzionale di solito evita, «madornale idiozia» e «trappola elettorale per stupidi», e poi ha fatto i conti. Se si andasse avanti ai ritmi attuali di rimpatrio, ha calcolato Di Sciullo, servirebbero 56 anni solo per i 339mila irregolari stimati da Ismu, a un costo fra 3.000 e 10.000 euro a persona. Nel 2025, secondo i calcoli di Idos, gli immigrati hanno lasciato all’erario un saldo positivo di 4,8 miliardi, cioè la differenza fra quello che versano e quello che lo Stato spende per loro. “Meno immigrazione irregolare e quindi meno morti in mare”, scrivevano. Il calo è finito nei post, i 485 morti in più sono rimasti nel Dossier.