Mps, Lovaglio deve arrendersi: nettamente bocciato il suo piano difensivo

L'assemblea di Mps boccia il piano difensivo di Lovaglio, con una netta maggioranza. E ad esultare è Intesa Sanpaolo.

Mps, Lovaglio deve arrendersi: nettamente bocciato il suo piano difensivo

Stavolta a Luigi Lovaglio il colpo a sorpresa non è riuscito. Stavolta l’amministratore delegato di Mps deve arrendersi, sconfitto nettamente. Il suo piano difensivo per il Monte dei Paschi è stato bocciato in tutti i suoi punti. L’assemblea straordinaria dei soci ha votato contro tutte le proposte all’ordine del giorno.

Le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali sono state rifiutate con il 91% del capitale votante mentre la fusione di Mediobanca è stata respinta con il 63% dei voti. L’unico punto approvato dall’assemblea è quello che prevede la conferma dei due consiglieri Gianluca Brancadoro (indipendente) e Alessandro Caltagirone.

Mps, bocciato il piano di Lovaglio e Intesa Sanpaolo esulta

All’assemblea era presente il 65,86% del capitale sociale e il primo voto di peso è stato quello sul progetto di fusione per incorporare Mediobanca: proposta bocciata dal 63,65% del capitale, vale a dire circa il 42% dell’intero capitale di Mps. A votare contro anche i principali azionisti, come Delfin e Caltagirone. La fusione con Mediobanca era uno dei pilastri del progetto difensivo di Lovaglio contro l’offerta di Intesa Sanpaolo, che su questo punto aveva auspicato un voto contrario pur non ponendolo come vincolante rispetto alla sua Opas, come fatto invece per le due Ops.

Intesa Sanpaolo ha infatti detto chiaramente che la sua Opas andrà avanti solo in caso di bocciatura delle offerte di Mps su Banco Bpm e su Banca Generali. Bocciatura che è arrivata subito dopo in assemblea, con il 91,1% del capitale che ha detto no all’operazione su Banco Bpm e il 90,9% ha rigettato l’offerta su Banca Generali.

Al termine dell’assemblea, quindi, tutto il piano di Lovaglio è stato bocciato. Lo stesso amministratore delegato ha comunque ribadito che la partita non è chiusa e “si giocherà sulle condizioni effettive dell’Opas, sulle decisioni dell’Antitrust e sul livello di adesione”. Ma la strada, ormai, sembra segnata.