A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, l’Italia non soltanto procede troppo lentamente: in alcuni snodi sociali arretra. È la conclusione dell’undicesimo Rapporto Asvis che restituisce l’immagine di un Paese incapace di tradurre impegni, norme e risorse in risultati misurabili. Nel 2025 sei dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile peggiorano rispetto all’anno precedente, dieci restano sostanzialmente immobili e soltanto quello sul lavoro registra un miglioramento. Ma la buona notizia sull’occupazione non basta a compensare l’aggravarsi delle fratture sociali.
L’Italia arretra nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze
Il dato più eloquente è quello dei traguardi fissati al 2030: dei 38 quantitativi esaminati, il 58% non appare raggiungibile, il 29% può ancora essere centrato o avvicinato, mentre il 13% segue una traiettoria contraddittoria. L’indice complessivo, dunque, è fermo. E il problema non è soltanto la velocità: rispetto al 2010 l’Italia sta peggio su cinque obiettivi, fra cui la lotta alla povertà e alle disuguaglianze. È qui che il rapporto sposta lo sguardo dai diagrammi alla vita quotidiana. La povertà assoluta coinvolge 5,4 milioni di persone, tra le quali 1,1 milioni di minori. Appena il 31,1% dei giovani tra 25 e 34 anni possiede una laurea, contro il 45% previsto come obiettivo entro il 2030.
La diminuzione della dispersione scolastica, inoltre, convive con competenze degli studenti che peggiorano: un segnale che mette in discussione non solo l’ascensore sociale, ma la capacità futura del Paese di innovare. Anche il lavoro, pur essendo l’unico Goal in netto recupero nell’ultimo anno, resta insufficiente se non offre salari adeguati, continuità e prospettive, specie a giovani e donne.