Quando si fa il pieno di carburante, si paga una bolletta o si riempie il carrello della spesa, appare chiaro che i prezzi sono in continuo aumento. Che non si tratti soltanto di una sensazione dei consumatori italiani, ma di un dato concreto, lo certifica l’Istituto nazionale di statistica (Istat), che oggi ha pubblicato la stima preliminare sull’inflazione. Ebbene, dai dati emerge che a ottobre l’inflazione ha subito una nuova accelerazione, registrando una variazione del +0,9% su base mensile. Per effetto di questo andamento, il tasso di inflazione su base annua sale al +5,4%, a fronte del +4,2% registrato nel mese precedente.
Come evidenziato dall’Istat, a pagare dazio sono sia i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (passati da +1,5% a +2,5%), sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (balzati da +5,2% a +5,8%). A trainare l’accelerazione dell’inflazione sono soprattutto i prezzi dei prodotti energetici, sia regolamentati (in salita da +25,8% a +59,5%) sia non regolamentati (passati da +22,5% a +29,4%), degli alimentari non lavorati (da +5,5% a +7,5%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +3,1%).
In controtendenza, si segnala il rallentamento della dinamica dei prezzi degli alimentari lavorati, la cui variazione tendenziale passa da -0,6% a -0,2%.
Tutti i dati sull’inflazione rilevati dall’Istat
Sempre secondo l’Istat, nel mese di ottobre l’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, ha accelerato, passando da +1,6% a +2%. La stessa dinamica si osserva per l’inflazione calcolata al netto dei soli beni energetici, salita dal +2% al +2,5%. Più marcata è stata l’accelerazione dei prezzi dei beni, passati da +5,4% a +7,5%, mentre per i servizi l’aumento è stato più contenuto, dal +2,6% al +2,9%.
Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si porta, dunque, da -2,8 a -4,6 punti percentuali. In accelerazione su base annua risultano sia i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +1,5% a +2,5%), sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,2% a +5,8%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi degli energetici regolamentati (+18,8%) e non regolamentati (+4,9%), degli alimentari non lavorati (+1,8%), dei servizi relativi ai trasporti (+1,2%) e degli alimentari lavorati (+0,5%).
Diminuiscono, invece, su base mensile i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,9%). L’inflazione acquisita per il 2026 si attesta al +3,4% per l’indice generale e al +1,9% per la componente di fondo.
In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione del +1,2% su base mensile e del +5,6% su base annua, in accelerazione rispetto al +4,2% del mese precedente.