Pil al palo e salari erosi dal caro-vita: l’Istat smonta la propaganda delle destre

Pil al palo nel terzo trimestre, inflazione alle stalle, salari da fame. L'Istat smonta la propaganda delle destre

Pil al palo e salari erosi dal caro-vita: l’Istat smonta la propaganda delle destre

A dare forma e sostanza alle proteste di lavoratori e studenti contro il carovita e l’economia di guerra, che hanno attraversato l’Italia da Nord a Sud, arrivano puntuali i dati dell’Istat. Il quadro è quello di un Paese in affanno, stretto tra salari che non tengono il passo dei prezzi, bollette sempre più care e crescita ferma. A denunciarne le conseguenze è anche Sergio Mattarella. “Conflitti geo-economici e geo-politici aggrediscono, con l’inflazione e una dinamica salariale inoperosa, il tenore di vita dei cittadini”, avverte il capo dello Stato nel messaggio alla Giornata del risparmio. Parole che riportano al centro l’emergenza salariale, mentre il governo Meloni difende le proprie scelte economiche.

Pil al palo e salari erosi dal caro-vita. L’Istat smonta la propaganda delle destre

A ottobre i prezzi al consumo sono aumentati del 5,4% rispetto allo stesso mese del 2025, contro il 4,2% di settembre. È il livello più alto dall’agosto 2023. A trascinare la corsa sono ancora energia e costi dell’abitare: la voce che comprende abitazione, acqua, elettricità e combustibili segna +18,7% annuo. Gli energetici accelerano dal +22,6 al +31,4%, con un’impennata dei prezzi regolamentati dal +25,8 al +59,5%. Quelli non regolamentati passano dal +22,5 al +29,4%. I rincari iniziano a propagarsi oltre le bollette.

I prezzi degli alimentari non lavorati salgono dal +5,5 al +7,5%, quelli dei servizi di trasporto dall’1,6 al 3,1%. Il carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, accelera dall’1,5 al 2,5%. L’inflazione di fondo sale al 2%, mentre quella acquisita per l’intero 2026 raggiunge il 3,4%. Un’accelerazione che pesa soprattutto sulle spese quotidiane. A questa nuova impennata non corrisponde un recupero delle buste paga.

I salari non tengono il passo dell’inflazione

A settembre le retribuzioni contrattuali orarie sono rimaste ferme rispetto ad agosto e sono cresciute del 2,5% su base annua. “Per il secondo trimestre consecutivo”, osserva l’Istat, gli aumenti retributivi sono inferiori all’inflazione. Nel settore privato la distanza è evidente già da aprile: a settembre la dinamica salariale risulta di circa due punti percentuali inferiore all’indice armonizzato dei prezzi al consumo. I divari attraversano i comparti.

Nel privato gli stipendi contrattuali crescono del 2,3%: +2,6% nell’industria, +2,1% nei servizi e +3,3% in agricoltura. Nella pubblica amministrazione l’aumento è del 3,2%. La scuola registra +5,5% e le telecomunicazioni +5,1%, ma il commercio si ferma all’1,9% e i pubblici esercizi al 2,1%. Per farmacie private e alcuni comparti dello Stato l’incremento è nullo. Anche dove la paga nominale cresce, i rincari possono cancellarne i benefici.

Pil al palo

E l’economia non offre una via d’uscita immediata. Secondo la stima preliminare dell’Istat, nel terzo trimestre il Pil è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti. Su base annua la crescita è dello 0,8%: una fotografia di stagnazione con prezzi in rapida salita. Mattarella richiama anche la necessità di una “piena integrazione europea” per difendere il risparmio dalla finanza speculativa e sbloccare investimenti oggi frenati dalle divisioni del mercato unico.

Antonio Misiani, senatore Pd, attacca una Manovra fatta, a suo giudizio, di bonus provvisori e misure preelettorali, mentre aumentano le spese militari. Denuncia “un’economia completamente ferma e famiglie massacrate dal caro vita” e ironizza sulle targhe personalizzate evocate dalla premier: a chi non arriva a fine mese non serve una targa con il proprio nome. Chiede interventi sul caro-energia, investimenti, salario minimo e più risorse per la sanità. Le piazze chiedono redditi, lavoro e servizi. I numeri dell’Istat e le parole del Quirinale rendono più urgente la domanda rivolta al governo: come restituire potere d’acquisto a famiglie che vedono aumentare prezzi e bollette mentre salari ed economia arrancano?