Elezioni di Midterm, dai Dem Usa una lezione al campo largo italiano: dalla sanità pubblica per tutti alla patrimoniale sui miliardari

Midterm Usa, le primarie premiano chi nomina i miliardari, in Italia il premio al 42% obbliga a mediare. Gli elettori sono più netti

Elezioni di Midterm, dai Dem Usa una lezione al campo largo italiano: dalla sanità pubblica per tutti alla patrimoniale sui miliardari

Il 69,4 per cento degli italiani vuole una tassa sui patrimoni oltre i 5 milioni di euro, e secondo il sondaggio di Eumetra per Piazzapulita la vogliono anche gli elettori di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Teniamo questo dato accanto alla notte americana, quella in cui il Partito democratico ha conquistato Camera e Senato mandando a Washington candidati che i miliardari li chiamano per nome: James Talarico, seminarista presbiteriano, ha strappato il Texas al repubblicano Ken Paxton accusando i grandi donatori di aver truccato il sistema, mentre Abdul El-Sayed ha vinto in Michigan chiedendo Medicare for All, la sanità pubblica per tutti, e chiamando genocidio ciò che Israele fa a Gaza. Il voto ha premiato chi parlava di soldi in tasca. Circa la metà degli elettori, secondo l’AP Voter Poll dell’Associated Press su circa 80.000 intervistati, ha giudicato decisivi il carovita e la corruzione, più dell’immigrazione e della guerra in Iran.

Elezioni Midterm, il candidato lo sceglie l’elettore

Prima di farne una questione di coraggio bisogna guardare le regole del gioco, perché la nettezza americana nasce dentro una macchina precisa. Alle primarie di agosto El-Sayed ha battuto Haley Stevens, sostenuta dalla governatrice Gretchen Whitmer e dall’ex senatrice Debbie Stabenow: è stato l’elettorato democratico a scegliere il profilo più netto, e il partito lo ha seguito. In Italia il percorso si rovescia. La legge 9 ottobre 2026, n. 180 assegna un premio di 70 seggi alla Camera a chi supera il 42 per cento in entrambi i rami del Parlamento e obbliga le liste collegate a dichiarare lo stesso nome per Palazzo Chigi.

Quindi il campo largo secondo molti può vincere solo tenendo insieme Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e i centristi, fra i quali Goffredo Bettini, dirigente del Pd, lunedì ha detto di volere anche Matteo Renzi. Ogni parola deve passare il vaglio dell’alleato più cauto, e sulla patrimoniale Giuseppe Conte, Renzi e Carlo Calenda si sono detti contrari, come ha ricostruito Pagella Politica. La sfumatura, insomma, è il prezzo di un’aritmetica.

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Il rischio che i numeri non mostrano

Eppure quella prudenza ripara da un pericolo che i sondaggi faticano a vedere. La patrimoniale generica, senza alcuna soglia, raccoglie il 57,1 per cento di favorevoli nello stesso studio di Eumetra, mentre Elly Schlein il 30 maggio ha detto che una tassa sui miliardari «non possa essere un tabù», preferibilmente «a livello europeo». Su Gaza il Pd chiede da tempo l’embargo totale delle armi da e per Israele, una richiesta netta quanto quella di El-Sayed. La distanza però sta tutta nella parola.

Nel luglio 2025 il 65 per cento degli italiani chiamava genocidio ciò che accade nella Striscia, e l’88 per cento degli elettori del campo largo, secondo una rilevazione di YouTrend. La segretaria invece, per non disturbare forse i cosiddetti riformisti, preferisce parlare di pulizia etnica e lasciare il genocidio agli esperti. E l’etichetta di radicale, in Michigan, è costata poco: secondo il Washington Times El-Sayed ha corso circa due punti sotto Jocelyn Benson, la democratica eletta governatrice.

Dove il campo largo ha scelto una parola sola, del resto, si presenta compatto. A Napoli, l’8 luglio, Conte ha promesso il salario minimo a nove euro lordi l’ora come «la prima misura che faremo al governo», e Schlein dallo stesso palco ha giurato che il centrosinistra non farà più alle destre il favore di dividersi. Sul salario minimo, cioè, la coalizione ha già fatto quello che sulla patrimoniale ancora rinvia.

La lezione americana, letta così, è meno eroica e più utile. Talarico, che non alza quasi mai la voce, ha mostrato che dare un nome al nemico tiene insieme un elettorato largo quanto una trattativa fra segreterie, e forse più a lungo. In Italia quei due elettori su tre esistono già, anche a destra: aspettano soltanto qualcuno che li chiami per nome.

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