Alexey Repik, Londra lo sanziona e Bruxelles no: cosa racconta l’inchiesta giornalistica di Icij e Proekt sul fondatore della farmaceutica R-Pharm

Alcuni colossi farmaceutici avrebbero pagato bonus fino al 35% ai distributori russi, ma Repik resta fuori dalla lista delle sanzioni Ue

Alexey Repik, Londra lo sanziona e Bruxelles no: cosa racconta l’inchiesta giornalistica di Icij e Proekt sul fondatore della farmaceutica R-Pharm

L’Unione europea ha approvato il 12 ottobre il pacchetto di sanzioni individuali più grande dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, 1.569 tra aziende e manager russi che portano l’elenco a quasi 4.600 nomi. In quell’elenco continua a mancare Alexey Repik, il fondatore del gruppo farmaceutico R-Pharm che il Regno Unito ha sanzionato nel febbraio 2023 per il suo stretto rapporto di lavoro con Vladimir Putin. Londra, Ottawa, Canberra e Kiev lo tengono in lista. Bruxelles e Washington no.

Il suo nome torna nell’inchiesta che l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) ha pubblicato ieri con il sito russo in esilio Proekt e la testata svizzera Republik. Secondo le segnalazioni di un informatore depositate alla Securities and Exchange Commission (SEC), l’autorità di vigilanza della Borsa statunitense, tra il 2020 e il 2023 alcuni colossi farmaceutici avrebbero pagato ai distributori russi bonus tra il 15 e il 35 per cento. Quei margini avrebbero finanziato le tangenti a funzionari sanitari e dirigenti ospedalieri in cambio di gare cucite su misura. Le carte, avverte lo stesso ICIJ, mancano di prove che il denaro sia arrivato davvero ai funzionari. Alle domande dell’ICIJ, le case farmaceutiche coinvolto hanno fornito risposte evasive o hanno preferito non rispondere.

Sul un immunoterapico, i dati degli appalti pubblici analizzati dall’ICIJ danno a R-Pharm 2.400 gare su quasi 5.000 tra il 2020 e il 2022. Valgono circa 360 milioni di dollari su 870, con il 96 per cento delle procedure chiuse da un solo concorrente. Per un altro farmaco, sempre nei dati dell’ICIJ, le gare con un solo partecipante arrivano al 95 per cento tra il 2020 e il 2023. Secondo una presentazione agli investitori citata dall’ICIJ, nel 2021 R-Pharm ha fatturato quasi 2,5 miliardi di dollari (in questo caso il farmaco in questione pesava per il 25 per cento sui suoi dieci prodotti principali). Il gruppo risponde all’ICIJ che era il partner produttivo autorizzato per un farmaco sotto brevetto, quindi l’unico fornitore possibile: ma è una difesa che spiega il monopolio senza smentirlo.

Il corridoio umanitario

I farmaci restano fuori dalle sanzioni per scelta. Ed è, per carità, una scelta giusta: il regolamento Ue 833/2014 esenta medicinali e transazioni sanitarie, e nel 2022 le grandi aziende farmaceutiche sono rimaste in Russia sostenendo che il dovere verso i pazienti veniva prima. Ma dentro quel corridoio è rimasto aperto anche il sistema che, secondo l’inchiesta, gonfiava i prezzi pagati dagli ospedali pubblici. Proekt stima che la corruzione legata agli acquisti dei farmaci di otto aziende straniere sia costata allo Stato russo quasi 500 milioni di dollari solo nel 2025.

L’ufficio chiuso

La segnalazione su uno dei colossi farmaceutici citati nell’inchiesta, ricostruisce l’ICIJ, è arrivata alla SEC nel novembre 2024. Tre mesi dopo, il 10 febbraio 2025, Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo che sospendeva per 180 giorni il Foreign Corrupt Practices Act (FCPA), la legge statunitense contro la corruzione di funzionari stranieri. Poi proprio la SEC ha sciolto senza annunci l’unità che quella legge doveva applicare. Nel 2025, quando le carte erano già sul suo tavolo, le azioni per corruzione internazionale sono state zero, per la prima volta in 25 anni.

A ottobre è arrivato il gasolio. Trump ha allentato le sanzioni sul petrolio russo dopo un accordo con Putin sulle forniture, e Bruxelles ha risposto con il pacchetto record contro le fabbriche di missili e droni. A Londra e a Canberra, dove lo hanno messo in lista nel 2023, Repik resta un sanzionato. A Bruxelles e a Washington è un uomo d’affari. È lo stesso che nella notte delle elezioni americane del 2016, mostra l’ICIJ, si fotografava col cappellino rosso di Trump. Il prezzo gonfiato, se le segnalazioni reggono, l’hanno pagato gli ospedali pubblici e i malati russi.