Il ritardo resta. Sulle rinnovabili l’Italia è costretta, ancora una volta, a inseguire. Lo scorso anno sono stati installati solamente 7,2 gigawatt di fonti pulite, un dato nettamente più basso rispetto ai 23,3 gigawatt della Germania o ai 10,8 della Spagna. E la cifra è ancora troppo bassa per raggiungere il target del 2030 per le rinnovabili fissato dal Piano nazionale dell’energia (Pniec): per tagliare il traguardo servirebbe installare ogni anno fino a 10 gw.
L’Italia resta in ritardo sulle rinnovabili
La relazione per gli Stati generali della Green economy, organizzati dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile di Edo Ronchi alla fiera Ecomondo di Rimini, fornisce un quadro che delinea con chiarezza il ritardo dell’Italia sulle rinnovabili. Il target fissato dal Pniec prevede per il nostro Paese di raggiungere il 39,4% di energia proveniente dalle rinnovabili sul totale consumato tra elettricità, calore e carburanti. Nel 2024 eravamo solamente al 19,6%, ben al di sotto della media europea del 25,2%.
Un ritardo particolarmente marcato sulle fonti per produrre elettricità: nel 2025 solo il 47% viene dalle rinnovabili, a fronte di un target del 70% da raggiungere entro il 2030. Così, inevitabilmente, l’Italia resta fra i Paesi in Europa con una maggiore dipendenza energetica dall’estero: da alcuni anni si attesta su una media intorno al 74%, molto più alta della media Ue del 57%. Un altro ritardo è sul consumo di energia per unità di Pil: in Italia si è ridotto del 30% in venti anni, ma molto meno della media europea che vede un calo del 36%. E anche per i grandi Paesi le percentuali sono più alte: dal 36% di Francia e Spagna al 42% della Germania.