Secondi in Europa e con il doppio dei rifiuti riciclati rispetto alla media Ue: per una volta l’Italia può dirsi eccellenza assoluta. Almeno sull’economia circolare. Un dato emerso durante l’XI edizione dell’Italian Business & SDGs Annual Forum, l’evento annuale che riunisce imprese, istituzioni, mondo accademico e società civile per favorire il dialogo e il confronto sulle principali sfide dello sviluppo sostenibile e favorire percorsi condivisi di cambiamento. A Bologna si è discusso soprattutto di economia circolare come motore di innovazione, efficienza e crescita sostenibile per il business. E in questo contesto UNgcni ha presentato i risultati sul riciclo dei rifiuti nel Vecchio continente.
Il nostro Paese si posiziona al secondo posto per sviluppo dell’economia circolare con un indice di circolarità pari a 65, dopo Paesi Bassi (69,3) e davanti a Germania (58,8), Francia (57,9) e Spagna (54), registrando una quota di rifiuti riciclati pari all’85,6%, più del doppio della media Ue (41,2%). Su circa 160 milioni di tonnellate di rifiuti gestiti, il nostro Paese ne ricicla 137 milioni di tonnellate. All’Italia spetta poi il primato a livello europeo per quantità di materiali recuperati e re-immessi nel sistema produttivo (21,6%); per ogni Kg di risorse consumate, l’Italia genera 4,7 Euro di Pil, il valore più elevato tra le principali economie dell’Unione Europea che vede una media di 3 Euro.
Il report sull’economia circolare: l’Italia primeggia in Ue
UN Global Compact Network Italia ha anche anticipato i dati sull’economia circolare della Communication on Progress (CoP) 2026, il report annuale delle aziende aderenti al Global Compact delle Nazioni Unite che monitora i progressi compiuti dalle imprese rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) in previsione della rendicontazione annuale che si concluderà il prossimo 31 dicembre. I risultati CoP 2026 consentono di allargare lo sguardo all’integrazione delle pratiche circolari nelle politiche aziendali, nei processi operativi e nelle relazioni di filiera. I risultati, basati su un campione di 524 aziende aderenti al network, pari all’82% delle imprese aderenti, delineano un quadro sull’approccio delle imprese italiane all’economia circolare.
Emerge infatti che l’applicazione di pratiche di circular economy alla gestione dei rifiuti rappresenta l’ambito di maggiore impegno e azione per le aziende italiane, riscontrato, rispettivamente, dall’85% delle Company e dal 75% delle Pmi. Il secondo ambito più presidiato riguarda l’adozione di pratiche di economia circolare nei processi operativi con il 73% delle grandi aziende che dichiara il proprio impegno in tal senso a fronte del 67% delle Pmi. Per quanto riguarda l’integrazione di considerazioni di circolarità nella progettazione di prodotti o servizi, il 65% delle Company si impegna a farlo, seguito dal 55% delle Pmi. Infine, il 64% delle piccole e medie imprese e il 62% delle grandi aziende dichiara una policy o un impegno formale sugli obiettivi di economia circolare.
Colpisce positivamente l’attivazione delle aziende nel tracciamento e monitoraggio dei propri risultati di circolarità con il 69% delle aziende che lo prevede nelle grandi aziende, seguito dal 55% delle piccole e medie imprese. Infine, la collaborazione con i fornitori e i partner della catena del valore vede impegnato il 68% delle Company e il 58% delle Pmi. L’Italia, ha sottolineato Filippo Bettini, presidente di UN Global Compact Network Italia, “ha consolidato il proprio ruolo di leader europeo nell’economia circolare, ma oggi la sfida è trasformare questo primato in un vantaggio competitivo concreto per il sistema produttivo. L’ambizione dell’Unione europea di raddoppiare il tasso di circolarità entro il 2030 richiede strumenti normativi e di mercato in grado di accelerare la transizione.
In questa direzione si inserisce il futuro Circular Economy Act, che punta a favorire la creazione di un mercato unico delle materie prime seconde, promuovendo una maggiore disponibilità di materiali riciclati di qualità e il loro effettivo impiego nei processi produttivi”. “Per l’Italia, ancora fortemente dipendente dalle importazioni di materiali, questa evoluzione rappresenta un’opportunità strategica – prosegue ancora Bettini -per valorizzare le proprie competenze nel riciclo, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e accrescere la competitività delle imprese”.