Sonora sconfitta di Donald Trump alle Midterm. I Democratici hanno conquistato sia la Camera sia il Senato. Più che un’onda, uno tsunami blu. Marco Revelli, politologo, che cosa ne pensa?
“È una giornata memorabile, perché si è avverato quello che, secondo giustizia, avrebbe dovuto consumarsi. Per certi versi, quanto è avvenuto poteva essere previsto per gli infiniti errori compiuti da Trump e per ciò che si è rivelato essere: il peggior presidente possibile. Tuttavia, questo risultato va anche al di là delle legittime aspettative: è davvero un’onda che ha travolto non solo due anni di presidenza, ma ciò che Trump ha rappresentato dal 2016 in poi: un grumo di populismo, arroganza, prepotenza, potere del denaro e disumanità. Credo che, in primo luogo, vi sia la sconfitta di Trump, più che la sola vittoria dei Democratici, che pure c’è ed è sostanziale. La sua figura e la sua politica sono state sotterrate sotto un’ondata di voti. Dietro questo risultato non c’è solo la dimensione della sconfitta, ma anche la qualità dei candidati che hanno fatto la storia di questa giornata”.
Per esempio?
“In Texas, con Talarico, e nel Michigan con El Sayed, abbiamo due figure anomale nell’universo della politica professionale americana e nel Partito democratico, estranee al clan Clinton. Sono outsider contro cui l’accanimento di Trump ha prodotto un effetto boomerang. Si aggiungono la vittoria nel New Hampshire di Pappas, candidato dichiaratamente gay, e i successi in Georgia con la prima donna nera afroamericana e con Ossoff al Senato. I governatori democratici eletti sono il doppio di quelli repubblicani, con diversi Stati strappati ai Repubblicani. A spostare maggiormente il consenso sono stati proprio questi candidati anomali e radicali, smentendo la regola secondo cui, per vincere, ci si debba collocare al centro. Sia loro sia il sindaco di New York Mamdani devono il proprio successo alla radicalità e alla chiarezza del loro programma”.
Candidati radicali che si oppongono alla radicalità del trumpismo?
“Esattamente. Alla radicalità brutale di Trump si risponde con un discorso altrettanto radicale, ma umano e amichevole. Talarico ha puntato sul rispetto della persona e sulla vocazione cristiana, in netto contrasto con l’odio delle bande nere dell’Ice. La lezione di Minneapolis dimostra che, con un’azione capillare e non violenta, si può sconfiggere la logica trumpiana, contrapponendo all’odio la cura per le persone più fragili e per chi soffre i mali dell’ultraliberismo americano”.
Professore, ad alimentare il malcontento verso Trump sono state più le politiche interne o la linea in politica estera?
“Le due cose sono strettamente legate. La causa immediata è il costo della vita: il prezzo del carburante è raddoppiato e fare la spesa costa il 30-40% in più rispetto a pochi mesi fa. Molti elettori che nel 2024 avevano votato per Trump ora sono fortemente delusi, perché nessuna promessa è stata mantenuta. La situazione è migliorata solo per lui e la sua cerchia ristretta di parenti e amici — alcuni dei quali rischiano incriminazioni per insider trading — mentre per la gente comune è peggiorata. A questo si collega l’errore capitale in politica estera: l’avventuroso attacco e il bombardamento contro l’Iran, diventato un vero capestro per Trump”.
Prevede ora un cambio di rotta o una prosecuzione degli stessi errori da parte di Trump?
“Trump è imprevedibile e dirlo è una banalità, ma ci possiamo chiedere cosa provocherà una ferita così profonda al suo immenso ego, che conseguenza psichica potrà innescare in un narcisista come lui questo oltraggio all’ego. Le prime reazioni sono imprevedibili. La scelta iniziale di non contestare la legittimità del voto, che peraltro deriva dall’impossibilità di sostenere l’esistenza di brogli di fronte a distacchi di decine di punti dei suoi avversari rispetto ai propri candidati, è comunque imprevedibile. Da Trump ci si poteva aspettare di tutto. Ora dovrà convivere con un Congresso di segno opposto, che potrebbe portare a uno stallo istituzionale per via dei veti incrociati o a una faticosa negoziazione tra due poteri contrapposti. Se Trump vorrà approvare leggi o realizzare politiche, dovrà per forza negoziare con la Camera e il Senato”.
Quale messaggio arriva da questa sconfitta per le destre e per la sinistra italiane?
“Le destre nostrane cercano di smarcarsi dal pantano in cui sono finite. Non dimentichiamoci la corsa di Giorgia Meloni a Washington non appena Trump fu eletto, le smancerie, la candidatura al Nobel per la pace. Non hanno grandi carte da giocarsi per commentare questa situazione. Per l’opposizione il messaggio è chiaro: una destra aggressiva e virulenta si contrasta solo con posizioni radicali, chiare, nette e un programma radicalmente opposto. Non con meline e mediazioni interne tra centristi e le diversi componenti che annacquino il programma. Il modello Mamdani si è rivelato vincente rispetto al modello Harris. Hanno vinto i candidati che avevano parole nette e chiare e andavano alla radice dei problemi. Il Pd è una galassia molto articolata e non è composta nemmeno in prevalenza dai Mamdani, ma la forza trainante che ha innescato lo tsunami blu non sono stati gli apparati ma i candidati che segnalavano la loro differenza rispetto al passato”.