Massimiliano Romeo aveva scritto il copione con cinque settimane di anticipo. Il 27 settembre, intervistato dal Corriere della Sera, il capogruppo della Lega al Senato e segretario della Lega Lombarda recitava a Matteo Salvini la trama per intero, ti blindi con il tuo congresso straordinario, mi togli la guida dei senatori, commissari la Lombardia, e poi gli domandava che cosa avrebbe risolto.
Il congresso si è celebrato il 24 e 25 ottobre all’Allianz MiCo di Milano, con gli stessi delegati che ad aprile 2025 a Firenze avevano confermato Salvini per acclamazione, e ha dato 465 voti al segretario, 146 allo sfidante Massimo Garavaglia e 94 schede fra bianche, nulle e astenuti su 705 delegati.
Quando gli chiedevano di Romeo, Salvini rispondeva: «Chiedete ai senatori». Mercoledì i senatori hanno risposto: in poche ore 25 dei 29 componenti del gruppo hanno firmato la mozione di sfiducia, presentata dal bresciano Stefano Borghesi. Mancano all’appello Romeo, Salvini, Garavaglia ed Erika Stefani. Chi ha parlato con il capogruppo racconta che si farà sfiduciare in assemblea, prima di fare un solo passo indietro.
Le promesse disattese
Oggi in via Bellerio si riunisce il primo Consiglio federale dopo il congresso, e fra le carte c’è anche l’ipotesi di commissariare la Lega Lombarda che Romeo guida dal dicembre 2024. Insomma il congresso convocato per chiudere la partita ha prodotto la resa dei conti a dieci giorni dal voto.
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia che aveva firmato la candidatura di Garavaglia, l’ha messa così: «Evidentemente le promesse sono state disattese». Garavaglia, a cui Salvini aveva offerto un posto nella nuova segreteria politica a nove componenti, legge nella raccolta di firme la volontà di «spaccare tutto». E la segreteria rischia ora di nascere senza l’unico nome che serviva a raccontarla unitaria.
Domenica si conta ad Albizzate
Domenica 8 novembre ad Albizzate la Lega della provincia di Varese sceglie il segretario, in un congresso convocato, protesta lo sfidante, con nove giorni di preavviso, e nella culla del Carroccio la geografia delle fedeltà si capovolge. L’uscente Andrea Cassani, sindaco di Gallarate, nel 2022 vinse per 12 voti e come il candidato di Salvini; al MiCo si è schierato con Garavaglia e adesso lo sostengono i nordisti.
Lo sfida Mirko Reto, sindaco di Casciago, che nell’ortodossia salviniana non è mai stato di casa. Fontana, che a settembre giudicava sbagliato sfiduciare Romeo, gli ha telefonato per chiedergli di ritirarsi e si è sentito dire di no, e secondo Malpensa24 gli avrebbe prospettato anche la vicesegreteria accanto a Cassani. Proprio lì dove la Lega è nata, il presidente della Regione tratta le candidature al telefono, mentre quattro anni fa era Cassani a passare per l’uomo del Capitano.
Il resto della mappa lombarda segue la stessa linea di faglia. A Bergamo l’uscente Fabrizio Sala, sindaco di Telgate e vicino ai nordisti, si ricandida al congresso atteso entro fine anno, e l’Eco di Bergamo mette in conto un avversario più salviniano. A Brescia guida Roberta Sisti, sindaca di Torbole Casaglia, che nel 2022 tolse la segreteria al candidato di Salvini per 391 voti a 365, e fra i possibili sfidanti di area salviniana ci potrebbe essere proprio Borghesi, il senatore che il manifesto mette in testa alla mozione contro Romeo. Se Borghesi corresse davvero, il congresso bresciano diventerebbe il secondo tempo della partita cominciata a Palazzo Madama.
Fuori dalle sale dei congressi, intanto, il sondaggio Swg per il Tg La7 del 2 novembre dà la Lega al 5,5%, tre decimi sotto Futuro Nazionale. Romeo lo aveva detto dal palco del MiCo il 24 ottobre: il problema sono gli elettori che non votano più la Lega. Salvini ha preferito cominciare dai senatori.