La Sveglia

Gaza a corto di cibo, acqua ed elettricità

Seduto a terra davanti a un tavolo di plastica, in un campo di sfollati di Khan Yunis, Kamal Al-Dabary collega i cavi, li prova con un multimetro e aspetta finché una lampadina si accende, poi un’altra, alimentate da una turbina che ha montato con i motori di vecchi scooter e con cisterne dell’acqua tagliate a pale. Ha sessant’anni, ha studiato ingegneria. All’AFPracconta che la famiglia aveva comprato un pannello solare quando era ancora alla portata e lo spostava di continuo per seguire il sole, e che da tre anni in casa mancano un lavoro e un reddito, mentre oggi un pannello costa almeno 15.000 shekel. Ad aprile la Banca Mondiale stimava distrutto oltre il 90% della capacità elettrica della Striscia.

Dal 3 novembre Israele ferma i camion di aiuti e di merci che arrivano dall’Egitto, per un presunto contrabbando di Hamas secondo l’emittente pubblica Kan, e da quella via, scrive il sito Drop Site, entravano tutto il carburante e tutto il gas, tra cinquanta e sessanta camion al giorno. Il 5 novembre, ad az-Zawayda, un drone ha lanciato due missili su una tenda di sfollati e ha ucciso Abd Walid Matar, e il ministero della Salute di Gaza porta a 1.599 i morti e a 5.774 i feriti delle violazioni della tregua.

Lo stesso giorno l’Unicef pubblica il quarto volume del suo rapporto sugli attacchi all’acqua, che tra il 2021 e il 2025risultano triplicati. A Gaza, da ottobre 2023, sono danneggiati oltre 130.000 metri di condotte fognarie e i liquami finiscono nel Mediterraneo. Fra i casi raccolti ci sono bambini uccisi o feriti mentre aspettavano in fila per l’acqua. Al-Dabary costruisce con quello che trova. La direttrice generale Catherine Russell, presentando il rapporto, scrive che “le riparazioni non possono sostituire la protezione di queste strutture, prevista dal diritto internazionale umanitario”.