Il campo largo riunito da Landini, i leader promettono: “Smonteremo i decreti sicurezza”. Conte: “C’è un malessere diffuso nel Paese”

La Cgil riunisce il campo largo, che mette in fila i punti del programma: sicurezza, salari, sanità, casa. E Avs rilancia l’abuso d’ufficio

Il campo largo riunito da Landini, i leader promettono: “Smonteremo i decreti sicurezza”. Conte: “C’è un malessere diffuso nel Paese”

“Per avere un futuro bisogna cambiare il presente, ridare fiducia alle persone”. Maurizio Landini ha aperto così ieri, al teatro Brancaccio di Roma, il confronto con i leader del centrosinistra all’assemblea di programma della Cgil “Il futuro è adesso”. Il padrone di casa ha dettato subito l’agenda. A partire dalla sicurezza, dove chiede di “cancellare la legge Bossi-Fini”, perché obbliga tante persone a vivere da clandestine. Poi tocca al caro vita, ai salari, a trasporti, sanità e bollette, con un avvertimento chiaro: “Non si ottiene nulla se non si interviene sugli extraprofitti”.

In generale il clima è buono, merito soprattutto delle elezioni americane. Sul palco con Landini ci sono Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi. Nei vari interventi i punti in comune sono quattro: la sconfitta di Trump come segnale anche per Giorgia Meloni, la manovra da riscrivere, la sanità pubblica da difendere. E soprattutto la sicurezza, un tema che il centrosinistra non vuole più regalare alla destra.

Conte: “Non alla capocrazia”

Il leader del M5s parte dagli Stati Uniti: gli americani, dice, hanno detto no a chi viola lo Stato di diritto e alla “capocrazia”. Ma il cuore del suo intervento è la sicurezza. “Non possiamo illudere il governo che non avremo proposte”, avverte.

La strategia è inchiodare la destra a otto decreti sicurezza, nel suo conto: “Se ne fai otto, vuol dire che sei un incapace, vuol dire che non sai che pesci prendere”. Il bisogno di protezione, sostiene, “è aumentato con questo governo”, che ha fallito proprio dove pensava di avere un vantaggio.

Ed elenca le norme appena varate: il fermo preventivo di 24 ore per i minorenni, l’arresto differito. Per Conte è “totale incapacità, non sicurezza”. La proposta del M5s è un fondo e un patto per la sicurezza con prefetti e sindaci. I decreti, conclude, “li dovremo smontare”. Sullo sfondo, per lui, c’è un “malessere economico e sociale diffuso”. E promette: “Dal primo Consiglio dei ministri daremo un forte segnale di discontinuità a partire dalla Palestina e dalla rimozione delle norme che impediscono ai cittadini di protestare”.

Schlein invoca una “vittoria plurale”

Anche la segretaria del Pd guarda agli Usa. Quella dei democratici, dice, è stata una “vittoria plurale”, con candidati diversi uniti da lavoro, salari e sanità. Poi l’attacco: “Trump ha tradito le promesse: far finire le guerre e abbassare il costo della vita”. Ovunque governi, accusa, la destra porta “guerre, inflazione, recessione, caos”.

Sulla manovra è netta: “È pessima, va riscritta”. Secondo Schlein aumenta di 14 miliardi la spesa militare e taglia la sanità pubblica. La sua idea di sicurezza è larga. Ci mette le forze dell’ordine, da rafforzare “riportando in Italia 800 milioni messi in Albania”, e i presidi sociali. Ci mette la casa, con un fondo per l’affitto e regole per gli affitti brevi. E la sicurezza climatica, da finanziare con i soldi del Ponte sullo Stretto. L’obiettivo è “un Paese che ti puoi permettere”: affitto, salario minimo, liste d’attesa.

E Avs promette che tornerà l’abuso d’ufficio

L’Avs Bonelli chiede di non avere paura del tema sicurezza, “molto sentito nei quartieri popolari”. Per lui la destra è fatta di “imprenditori della paura”. Poi promette: in caso di vittoria i decreti sicurezza verranno abrogati, per garantire il diritto di sciopero e di protesta di studenti e lavoratori.

E rilancia una bandiera: “Ripristineremo l’abuso d’ufficio”. Il reato è stato abolito dalla legge Nordio nell’agosto 2024 e la Consulta ha giudicato l’abolizione legittima. Per Bonelli rientra comunque nella sicurezza: niente garanzie per “mafiosi e corrotti”.

Fratoianni invece legge il voto Usa come un no a guerra, crisi climatica, disuguaglianze e razzismo. “Se a cadere è il capo dell’internazionale nera”, dice, “possono cadere anche le sue replicanti, a cominciare da Giorgia Meloni”.

Ma avverte gli alleati: il programma serve solo se incrocia le mobilitazioni che crescono nel Paese. Altrimenti “anche il migliore dei programmi rischia di essere uno strumento spuntato”.