Spese pazze al Mise, tra colpi bassi e ricorsi

Di Stefano Sansonetti

Il bando degli sprechi e dei pasticci. Non cโ€™รจ niente da fare, al ministero dello sviluppo economico non ne stanno azzeccando una. Adesso ci si mettono pure una proroga e addirittura il rischio che lโ€™operazione sia tutta da rifare se qualcuno deciderร  di fare appello contro una sentenza del Tar. Al centro della scena cโ€™รจ una maxi-gara da 50 milioni di euro con la quale il dicastero, oggi guidato da Federica Guidi, imbarcherร  societร  esterne per farsi aiutare a gestire il Fondo per la crescita sostenibile. Si tratta di un fondo che prevede agevolazioni soprattutto per piccole e medie imprese. La Notizia (vedi il numero del 25 luglio scorso) aveva giร  sottolineato lโ€™incredibile spesa, appunto 50 milioni, che il ministero si appresta a sostenere per farsi aiutare nella gestione di un Fondo che, al momento, puรฒ contare su uno stanziamento di 300 milioni. Uno spreco che fa impallidire qualsiasi annuncio di spending review. Lโ€™ultima novitร  in ordine di tempo รจ che proprio il 25 luglio scorso il ministero si รจ trovato costretto a prorogare di una settimana il termine entro il quale gli operatori dovranno far pervenire le loro offerte. Lo stesso dicastero tenta di minimizzare spiegando che lo slittamento รจ dovuto alla โ€œtardiva pubblicazioneโ€ del bando sui quotidiani. Ma, a parte il fatto che la tardiva pubblicazione evoca un errore da parte del dicastero, la situazione รจ molto piรน complessa.

Le novitร 
Cominciano innanzitutto dicendo che il termine per la presentazione delle offerte รจ stato spostato di una settimana, dal 4 allโ€™11 agosto. E per venire incontro a questa proroga รจ stato aggiornato anche il disciplinare di gara. Eโ€™ appena il caso di ricordare che รจ dal 9 agosto del 2013 che si sta cercando di assegnare la gestione del Fondo per la crescita sostenibile (compresi il controllo dei progetti delle imprese e il servizio di tesoreria). Allโ€™inizio era stata utilizzata, come era normale che fosse, una procedura aperta. Dopodichรฉ il ministero ha trasformato il tutto in una procedura negoziata accelerata. Il fatto รจ che il 17 giugno di questโ€™anno รจ arrivata una decisione con la quale il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibili tutte le offerte presentate dai concorrenti nella precedente gara a procedura aperta. Sia chiaro, la trasformazione รจ contemplata dal Codice degli appalti, me รจ evidente che intorno alla gustosissima torta si era scatenata una guerra tra gli appetiti dei vari operatori. Confronto che, neanche a dirlo, รจ tuttโ€™ora in corso. Ed รจ proprio lโ€™interesse economico delle societร , in questi mesi, ad aver condizionato lโ€™andamento della laboriosissima procedura. Ma il disciplinare di gara ci mette il carico. In esso infatti si spiega che โ€œlo svolgimento della precedente procedura e lโ€™aggiudicazione conseguente sono condizionate allโ€™esito dellโ€™eventuale impugnazione della sopracitata sentenza di primo grado (del Tar, ndr)โ€. Lโ€™amministrazione pertanto โ€œsi riserva il diritto di non dare ulteriore seguito alla presente proceduraโ€ se in appello anche una sola offerta precedente dovesse essere riconosciuta ammissibile.

Lo scenario
Il che sarebbe il disastro finale, se si considerano due questioni. Tanto per cominciare il bando รจ stato lanciato per la prima volta il 9 agosto del 2013. E questo significa che in un anno il ministero (anche con i predecessori della Guidi) non รจ stato in grado di combinare nulla di concreto. Poi, cosa ben piรน grave, i tempi stringono drammaticamente. Lo stesso disciplinare di gara, infatti, spiega che โ€œlโ€™individuazione del soggetto affidatario del servizio riveste carattere dโ€™urgenzaโ€, determinata โ€œdalle scadenze fissate dalla normativa comunitaria per la concessioni di aiutiโ€. In altri termini, la possibilitร  di concedere aiuti vale fino al 31 dicembre 2014. E visto lโ€™andazzo si rischia di perderli. Il ministero, dal canto suo, con toni piuttosto nervosi ha provato a difendersi dicendo che i 50 milioni del contratto sono da intendersi come valore massimo rapportato a unโ€™eventuale capienza del Fondo stimata in 5 miliardi. Peccato che questโ€™ultimo cifra sia del tutto campata per aria, se solo si considera la fatica che si fa in questi momenti a trovare risorse.