‘a Carogna

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Gaetano Pedullà

E per fortuna che questo governo doveva essere una casa di vetro (Matteo Renzi nell’intervista del 25 febbraio a Ballarò). Lasciamo stare le vicende incerte, cosette tipo le coperture per restituire gli 80 euro in busta paga, ma che si arrivi a negare persino l’evidenza è troppo. Così ieri Angelino Alfano ha rassicurato il Parlamento: non c’è stata nessuna trattativa tra lo Stato e gli ultrà che minacciavano di far saltare la finale di Coppa Italia. Certo, allo stadio c’erano decine di migliaia di testimoni e a casa altri milioni di italiani guardavano in Tv. E poi ci sono i filmati e le fotografie su tutti i giornali. Se però la Camera – avrà pensato il ministro – ha creduto alla favola di Ruby nipote di Mubarak, può anche bersi questa storiella. Una sparata degna di Genny ‘a Carogna. Che lo Stato tratti con il peggiore tifo organizzato, non solo quella sera ma tutte le sante giornate di campionato, è una verità innegabile, sotto gli occhi di tutti e impossibile da non ammettere se si ha solo un briciolo di onestà intellettuale. Certi tifosi – o facinorosi, come li chiama il Presidente della Repubblica, o delinquenti come li definirebbe il vocabolario italiano – costano ogni anno proprio al ministero di cui è responsabile Alfano centinaia di milioni per servizi di scorte, sostituzione di auto e furgoni distrutti, cure mediche per decine di agenti feriti negli scontri con gli ultrà. Per non parlare degli autobus e dei treni devastati. Poteva il ministro semplicemente ammettere tutto questo? No, perché nella casa di vetro le finestre sono opache. E anche dove si vede comunque dentro, la verità va negata sempre.