A casa sulla Luna. I ricercatori italiani sono già in orbita. È un classico dei libri di fantascienza. Ma presto ci abiteremo sul serio

Luna
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Neanche gli Dèi è uno dei migliori romanzi del celebre scrittore Isaac Asimov, gli valse infatti i maggiori riconoscimenti della letteratura fantascientifica: il premio Hugo e il premio Nebula. Il libro è diviso in tre parti che si intitolano rispettivamente “Contro la stupidità…”, “…neanche gli Dèi…”, “… possono nulla?”. Già questo dice molto della filosofia dello scrittore e della trama del libro. La storia narra infatti di un momento storico in cui la popolazione mondiale, a causa di un collasso economico ed ecologico, è passata da sei a due miliardi e in cui gli scienziati sono alla ricerca di nuove forme di energia sostenibile. Terribilmente attuale per essere stato scritto nel 1972.

Il terzo capitolo è ambientato sulla Luna e la fantasia di Asimov nel descrivere una società lunare raggiunge vette altissime. I terrestri vengono chiamati “terragni” da chi è nato è cresciuto sulla Luna, i lunariti, che a loro volta vengono chiamati “lunatici” dai terrestri, a indicare una sorta di xenofobia reciproca. Infatti, i “terragni” che si stabiliscono sulla luna definitivamente sulla Luna sono chiamati “immi”, diminutivo di immigrati. Il nome femminile più diffuso sul nostro satellite sarebbe Selene, la divinità greca che personificava la Luna.

I segni dell’invecchiamento, come guance o seno cascanti, sono dovuti alla gravità e quindi sui lunariti sarebbero meno evidenti e questo permetterebbe loro di conservare un aspetto più giovane. Tutti vivrebbero in alloggi sotterranei, per schermarsi dalle radiazioni, si girerebbe solo con veicoli elettrici e la ginnastica quotidiana sarebbe necessaria per non perdere il tono muscolare. I primi giorni di un terrestre sulla luna sarebbero goffi: dormendo cadresti dal letto perché nel sonno non si controllano i movimenti. La vita quotidiana sulla Luna sarà complicata e scomoda, secondo Asimov, almeno per la prima generazione di coloni.

PROGETTI MADE UN ITALY. Se pensate che questa eventualità sia solo fantascienza o che sia possibile solo in lontano futuro vi sbagliate. Quest’anno alla Biennale di Venezia è esposto il “Moon Village”, un progetto di insediamento permanente sulla Luna per i futuri colonizzatori spaziali. Il progetto è il frutto della collaborazione fra l’ESA, lo studio Skidmore, Owings and Merrill ed il Massachusetts Institute of Technology (MIT AeroAstro e MIT Media Lab). Un progetto ambizioso, a cui partecipa anche l’italianissima Valentina Sumini del Polimi e che rappresenta, come lei stessa spiega in un articolo, “il maggior sforzo organico fino ad ora effettuato per la definizione il più possibile operativa della struttura e delle modalità di realizzazione di una città sulla Luna entro il 2030”.

Questo lavoro non è stato fatto come un “divertissement” concettuale, ma è pienamente allineato alla missione Artemis della NASA che ha l’obiettivo di riportare il prossimo uomo e la prima donna sulla Luna entro il 2024, nonché di costruire una base stabile sul nostro satellite. L’Italia, in particolare, avrà un ruolo fondamentale nell’ambito della progettazione della struttura del Lunar Gateway, grazie all’esperienza dell’ASI e di Thales Alenia Space.

Le strutture abitabili del Moon Village metteranno a disposizione circa 390 metri cubi di volume abitabile, con una suddivisione a quattro piani, per una massa complessiva di circa 58 tonnellate. Al momento il trasporto dalla Terra è irrealizzabile, ma le prossime innovazioni di SpaceX lo permeterranno. Dentro i moduli ci saranno i dispositivi per garantire salute e benessere ai coloni. Sistemi per il supporto vitale, scudi contro le radiazioni cosmiche, climatizzatori. Il villaggio sarà posizionato sull’orlo del cratere Shackleton, una zona ideale per l’approvvigionamento energetico perché l’esposizione alla luce del sole è costante.

SAREMO UOMINI MIGLIORI? Il programma della NASA unito al massimo impegno dell’ESA, dell’ASI, dell’Italia con le sue eccellenze fa supporre che le problematiche tecniche, anche grazie alle innovazioni costanti, saranno affrontate con successo e che tra dieci anni potrebbero davvero esserci degli uomini che vivono stabilmente sulla Luna. Per stabilire invece se la prossima generazione di uomini spaziali riuscirà a superare le debolezze e i vizi degli umani di oggi, ci vorrà molto più tempo. Asimov docet.

Per domande, curiosità, suggerimenti: pietro@infinitimondi.space

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