Abruzzo verso la zona rossa. Emilia-Romagna a rischio arancione. Oggi l’ordinanza di Speranza sui colori delle Regioni. Anche nelle Marche possibile il downgrade

ROBERTO SPERANZA
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Come ogni venerdì i nodi vengono al pettine e la geografia del virus cambia. Sì perché in queste ore in base ai numeri della pandemia il Governo si riunirà per pianificare nuove misure e prendere decisioni in vista della scadenza del Dpcm fissata al 5 marzo. Ma non solo. Nelle prossime ore i Comuni vicini ai focolai dovranno essere chiusi. I timori legati all’espansione del Covid-19 determinata dalle varianti del virus provocano l’incremento delle zone rosse.

In attesa dei dati del monitoraggio che faranno entrare in fascia arancione la maggior parte delle regioni, scattano provvedimenti più restrittivi. Gli scienziati, infatti, evidenziano la necessità di seguire una linea di massimo rigore per prevenire una terza ondata che potrebbe essere addirittura più aggressiva della seconda. Ma potrebbe esserci un cambio di strategia dietro l’angolo. L’obiettivo, infatti, è quello di individuare chirurgicamente le zone di maggiore contagio per applicare mini-zone rosse, arginando i focolai generati dalle varianti del virus.

Senza escludere nel caso di vere emergenze anche un lockdown. I report saranno sotto la lente di una cabina di regia di ministri, che valuterà i nuovi provvedimenti confrontandosi con tutto l’Esecutivo. Che nel nuovo Governo ci siano lavori in corso anche sulla gestione è evidente. è al vaglio dell’Esecutivo un nuovo assetto che si ipotizza soprattutto alla luce delle proteste delle Regioni dopo l’incidente diplomatico legato allo sci, per l’ordinanza che ha vietato l’apertura delle strutture a poche ore dalla programmata riattivazione degli impianti.

Il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, si era fatto portavoce dei suoi colleghi, chiedendo più tempestività nell’annuncio dei provvedimenti a partire dall’assegnazione delle fasce gialle, arancioni o rosse. La risposta, come sottolineato anche dal premier, Mario Draghi, nel suo discorso al Senato, è di anticipare la comunicazione dell’arrivo delle ordinanze per dare il tempo ai comparti coinvolti dalle chiusure di organizzarsi.

Nelle valutazioni, gli scienziati del Cts dovranno inoltre comunicare soltanto con un gruppo di ministri tra cui quelli per la Salute e per le Autonomie, Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, e non è escluso che altri dicasteri di competenza economica siano coinvolti. A fianco ai documenti con i parametri scientifici, sul tavolo spunteranno anche una serie di report di valutazione dell’impatto che le chiusure avranno sui vari comparti, dal turismo al commercio, per saggiare già da subito l’assegnazione di ristori o rimodulazione di misure. Sarà questo gruppo a fare una sintesi da cui dovrà emergere una linea unitaria da portare poi al resto del Governo.

Proposte che trovano d’accordo gran parte della maggioranza, i Comuni e le Regioni. Con queste ultime Gelmini ha avviato una serie di primi contatti. E i governatori sono compatti: chiedono di velocizzare il Piano vaccini e garanzie sui ristori. La Gelmini ha anche incontrato il leader della Lega, Matteo Salvini, per fare un punto assieme all’alleato sui rimborsi immediati da erogare alle famiglie e alle imprese danneggiate. Ma dai palazzi del potere lo sguardo è costantemente rivolto ai numeri della pandemia.

I dati delle ultime settimane parlano chiaro: i nuovi contagi non accennano a diminuire. Anzi, in 17 province sono in aumento del 5 per cento, favoriti “dalla circolazione delle nuove varianti“. Lo sostiene la fondazione Gimbe nel report settimanale, avvertendo che le misure attuali “sono insufficienti per piegare la curva”. Il monitoraggio indipendente condotto dall’istituto guidato da Nino Cartabellotta conferma, nella settimana 10-16 febbraio 2021 un numero stabile di nuovi casi rispetto a 7 giorni fa (84.272). Scendono i casi attualmente positivi (393.686), le persone in isolamento domiciliare (373.149), i ricoveri con sintomi (18.463), le terapie intensive (2.074) e i decessi (2.169).

Agenas conferma i miglioramenti negli ospedali con terapie intensive occupate al 23% a livello nazionale, ma segnala il boom in Umbria, dovei posti letto sono pieni al 59% anche a causa delle varianti. Secondo Cartabellotta, “se il nuovo esecutivo intende perseguire l’obiettivo europeo zero-Covid”, bisogna “abbattere la curva dei contagi con un lockdown rigoroso di 2-3 settimane al fine di riprendere il tracciamento, allentare la pressione sul sistema sanitario, accelerare le vaccinazioni e contenere l’emergenza varianti”.

E intanto tornano le zone rosse in Lombardia, una nel bresciano, a Castrezzato, una nel Varesotto, a Viggiù, una nel Pavese, a Mede, e l’ultima a Bollate, alle porte di Milano. I quattro comuni saranno chiusi fino al 24 febbraio. Lo ha stabilito con un’ordinanza il presidente della Regione Attilio Fontana per cluster dovuti alla diffusione di varianti del Covid.