Milano, le gru devastano l’area protetta di Piazza D’Armi. La denuncia dei comitati cittadini: “Hanno distrutto tutto”. La protesta contro Invimit e il Comune

Per Invimit e Comune di Milano si tratta di una "bonifica bellica", ma nell'area che è un parco naturale non è mai stato sparato un solo colpo

Milano, le gru devastano l’area protetta di Piazza D’Armi. La denuncia dei comitati cittadini: “Hanno distrutto tutto”. La protesta contro Invimit e il Comune

“Sono entrati con le ruspe e hanno distrutto tutto”. Trattiene a stento la rabbia, Lucia Martelli, dell’Associazione le Giardiniere, mentre fa scorrere gli occhi sul deserto che la circonda all’interno del recinto della Piazza d’Armi, 424.000 metri quadri di bosco in piena città, stretti tra l’Ospedale militare di Baggio e la caserma Santa Barbara, affacciati su via delle Forze Armate.

Colata di cemento su Piazza D’Armi

Un’oasi, sopravvissuta nei decenni all’urbanizzazione selvaggia, grazie all’appartenenza militare, sulla quale Invimit – la società incaricata di vendere il patrimonio immobiliare pubblico – e Comune di Milano, mirano a costruire case, negozi e impianti sportivi. Comunque a erigere il massimo delle cubature possibili, visto il vincolo culturale che le Giardiniere hanno ottenuto sui magazzini militari e quello naturalistico sul bosco (grazie all’Europa).

Un’oasi che ospita oltre 50 specie di animali

Un’oasi di vegetazione tipica della Lombardia, con terra che, per gli agronomi, risale addirittura al Medioevo (“rimangono 2 o 3 aree così in tutta la regione”, spiega la guardia ecologica), in questi giorni sotto attacco. Sì, perché lì dove fino a quattro giorni fa crescevano rigogliosi frutteti con alberi di oltre 80 anni, orti e, soprattutto, il fittissimo bosco spontaneo che offre riparo a oltre 50 specie di uccelli e mammiferi, oggi non c’è più nulla.

Un deserto creato dalle ruspe entrate lunedì nel recinto della Piazza D’Armi per estirpare tutto l’estirpabile. Un’opera fermata solo ieri dalla pioggia e dalle proteste dei cittadini, che si sono ritrovati all’alba davanti ai cancelli per fermare i mezzi pesanti.

Tuttavia l’opera distruttiva in una buona fetta del parco era già stata fatta. Sono infatti spariti tutti gli alberi da frutta, le piante di alto fusto – alcune avevano oltre 80/90 anni – i cespugli. Un intervento giustificato da Invimit con la necessità di “sfoltire la superficie arborea al fine di poter procedere alla ricerca di ordigni bellici”.

Ecco perché la scusa della bonifica bellica non regge

Una motivazione che lascia preplessi. Un po’ perché basta studiare la storia della piazza Darmi per sapere che in quel quadrilatero non si è mai sparato un colpo: prima era usata dalla cavalleria, poi dalla scuola dei carristi che lì imparavano a guidare i carriarmati. Del resto, chi mai avrebbe autorizzato l’esercito a sparare all’interno della città, accanto a un ospedale e nei pressi di una scuola…?

Altro aspetto che stride con la ricostruzione di Invimit è che la ricerca dei (supposti) ordigni non si fa con le gru. “Invece qui sono entrati con le gru e hanno tirato giù tutto”, dicono i membri del comitato. Del resto, le immagini lasciano pochi dubbi. Infine, l’esercito oltre un decennio fa ha trasformato una parte dell’area verde in un campo da polo: ora, ve li vedete gli ufficiali che a cavallo, rincorrono palline, mentre fanno lo slalom tra le bombe inesplose?

Dati di fatto che alimentano dubbi anche su quanto dichiarato ieri dalla vice-sindaca e assessora alla Rigenerazione Urbana, Anna Scavuzzo, la quale, rispondendo ai comitati, aveva parlato di semplice “sfalcio dell’erba” e di interventi minimi e mirati…

Quando la vice sindaca magnificava il progetto

Più che comprendibile che Scavuzzo difenda il progetto immobiliare-speculativo su piazza D’Armi. Proprio lei a marzo scorso lo aveva presentato in pompa magna agli investitori durante il MIPIM di Cannes, la principale fiera internazionale dedicata al Real Estate. Nel suo intervento aveva sottolineato la sua soddisfazione perché “un’area importante della città, verrà trasformata con un intervento di riqualificazione dell’edificato e insieme di salvaguardia di uno spazio pubblico verde di grande valore ambientale e paesaggistico”.

Aveva poi aggiunto che “verranno realizzate case a canone calmierato, molte destinate a dipendenti pubblici, e l’80% dell’area diventerà un parco accessibile a cittadine e cittadini. Il ‘Bosco delle averle’ sarà salvaguardato, mentre la volumetria è stata ridotta da 144mila mq a 122mila mq, a tutela del quartiere e della sostenibilità complessiva dell’intervento, nel rispetto dei Provvedimenti di vincolo della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio”.

Un bello spot, che però tralasciava alcuni “particolari”: secondo i piani, solo il 20% dell’area è disponibile (dati i vincoli) e lì palazzo Marino e Invimit prevedono di costruire i 1700 appartamenti, dei quali solo 700 saranno a canone calmierato. Gli altri saranno a prezzi di mercato. Il costo dovrebbe andare dai 450 euro al mese (per un appartamento di 40-50 mq occupato da una sola persona) ai circa 900 euro, con metrature più ampie e abitati da una coppia di lavoratori. Canoni ai quali però si dovranno aggiungere le spese.

Ci pensa il pubblico

Inoltre, le riduzioni delle volumetrie registrate negli anni, erano state ottenute, non certo per uno slancio ambientalista, ma perché i comitati avevano dimostrato la presenza di un uccello protetto – la averla – in una porzione di bosco. Che quindi è diventato inutilizzabile ai fini edilizi. E, diminuendo i mq costruibili, l’investimento speculativo si era rivelato sempre meno appetitoso per i privati. Ora però sull’area si è posata la mano pubblica.

Inoltre le nuove costruzioni saranno concentrate prevalentemente nella porzione denominata “ex Magazzini di Baggio“, sottoposta a vincolo indiretto (che in molti vorrebbero invece rafforzare ed estendere all’intero ospedale militare). Anche perché, come fa notare giustamente Licia, non servono nuove costruzioni nell’area: “Solo a Baggio ci sono 4000 case sfitte, perché devono costruire su quest’oasi unica, un ecosistema ricco di vita e irripetibile? Perché non può diventare un incredibile parco urbano, aperto a tutta la cittadinanza, come chiediamo da anni?”. Già perché?