Alla Biennale di Venezia? Ci andrà il prima possibile, “credo entro maggio e visiterò con grande piacere il Padiglione Italia, che è il padiglione del Ministero della Cultura”, ma, per carità, non parlategli della manifestazione in generale e del suo presidente, l’(ex?) amico Pierangelo Buttafuoco. È il messaggio lanciato ieri dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che, intervistato da Sky, ha deciso di soffiare sul fuoco delle polemiche legate alla Biennale. E già che c’era, ha polemizzato anche col collega di governo, Matteo Salvini.
“Sulla Biennale un accordo fatto alle spalle del governo”
Il ministro ha puntato il dito direttamente contro la gestione della presenza russa alla Biennale, sostenendo che “si doveva parlare di arte, si sta parlando di arte di regime, cioè l’arte della Russia putinista che è presente a Venezia”. Per Giuli “dopo quattro anni, grazie ad un accordo che è stato fatto alle spalle del governo, hanno avuto molto tempo Biennale e Russia per accordarsi sui termini di questo accordo e aggirare le sanzioni”!
Il titolare del Mic ha inoltre sottolineato che “la Biennale è autonoma e autonomamente sbaglia” e ha parlato di “una grande occasione mancata”, perché l’evento avrebbe potuto rappresentare un’occasione diplomatica “per un cessate fuoco” o “la liberazione di qualche centinaio di bambini rapiti dai russi in Ucraina”.
“Citare le parole di Mattarella? Una sgrammaticatura”
Ha poi definito una “sgrammaticatura” la scelta del presidente Buttafuoco di trascinare nel dibattito le parole del Presidente della Repubblica pronunciate al Quirinale durante la presentazione dei David di Donatello. “Dove ci sono polemiche, bisogna proteggere chi rappresenta l’unità della Nazione”, ha sottolineato.
E, quanto ai rapporti con il presidente della Biennale, il ministro ha precisato: “A Buttafuoco ho scritto l’ultimo messaggio venerdì scorso, un messaggio di dissenso affettuoso e non ho ricevuto risposta. Così siamo rimasti, ma adesso guardiamo avanti”.
La stoccata a Salvini: “Frequenta poco il suo ministero”
Giuli ha quindi risposto indirettamente anche al collega Matteo Salvini, che giovedì su X aveva scritto: “Gli assenti (cioè Giuli, che aveva disertato la pre-inaugurazione, ndr) hanno sempre torto. Viva l’arte libera e coraggiosa!”. “Quando ho visto quel post l’ho frainteso e ho pensato che è Salvini che fa autocritica per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero“. Poi aggiunge: “Rispetto la sua posizione, ma non mi pare un caso molto importante che prediliga la Biennale non del dissenso ma della disinformazia”.
“Errore costituzionale sulle Sovrintendenze”
Il titolare del Mic ha invece minimizzato sulle tensioni nel governo sul tema delle Soprintendenze e del Piano casa: “Il governo sta bene”, mentre il contrasto con Salvini “è veramente un episodio”, ha assicurato.
Tuttavia ha aggiunto come, per lui, le Soprintendenze siano “un presidio di civiltà e di cultura” e ha spiegato come una norma contenuta nel Piano casa fosse “completamente sbagliata, incostituzionale”, perché ne limitava le competenze. “Le Soprintendenze sopravviveranno sia a Matteo Salvini sia a me. Meglio così”, ha chiosato il titolare del Collegio Romano.
E contro Giuli si scatenano tutti. M5s: “Venga in Parlamento”
E, dopo queste parole contro Giuli si sono sollevate le proteste bipartisan. Per i 5S “è incredibile che ogni giorno Giuli alimenti con dichiarazioni sulla stampa il caos su quanto sta avvenendo alla Biennale”. “Scopriamo dalle agenzie che il ministro sarà a Venezia prossimamente”, continuano i pentastellati, “Perché non viene anche in Parlamento? Perché non fornisce nel luogo più giusto, davanti a tutti gli italiani, i dettagli su una gestione sconsiderata che sta mettendo alla gogna una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo? Perché non ci parla delle pressioni indebite che questo governo sta facendo nei confronti di Buttafuoco?”.
E concludono: “in questa vicenda Buttafuoco non è mai fuggito dalle sue responsabilità e dalla coerenza di una scelta che tutela l’autonomia e l’indipendenza della Biennale. Giuli invece, lui sì che scappa dalle sue responsabilità”.
Per il Pd “il ministro è responsabile come Buttafuoco”
Per il Dem Piero De Luca, invece “Giuli non può far finta di essere un passante o un semplice osservatore. Aver consentito alla Russia di utilizzare quel palcoscenico per la propria propaganda non è responsabilità soltanto di Buttafuoco, come il ministro vorrebbe far credere, ma anche e soprattutto dell’incapacità del governo di gestire una situazione delicata e politicamente evidente”.
“Ricordiamo a Giuli che Pietrangelo Buttafuoco è stato nominato presidente della Fondazione Biennale dal governo”, aggiunge De Luca “È quindi il governo che deve assumersi fino in fondo la responsabilità di quanto accaduto”.
Infine Enrico Borghi (Iv) ha ricordato che “alla Biennale 15 ministri europei della Cultura si schierano al fianco dell’Ucraina e della difesa della cultura in tempo di guerra. Mancano però la firma e la voce dell’Italia. Un’assenza grave, che certifica tutta l’inadeguatezza del ministro Giuli e l’irrilevanza internazionale di questo governo”.