Tra le destre la legge elettorale è diventata il terreno su cui si misura la fragilità reale della maggioranza Meloni. Di facciata sono tutti uniti: FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati ripetono che bisogna cambiare il Rosatellum, cercare il dialogo con le opposizioni e andare avanti. Ma dietro la liturgia dell’unità le crepe si vedono eccome. Tanto che la prossima settimana è atteso un nuovo vertice con leader e tecnici per sciogliere nodi ancora irrisolti. Tutti dicono di voler cambiare la legge elettorale, ma nessuno ha chiarito fino in fondo come.
Maggioranza a pezzi sulla legge elettorale
Fratelli d’Italia vuole procedere rapidamente e blindare il cuore politico della riforma: il premio di maggioranza. Il testo può essere corretto, fanno sapere dalla maggioranza, ma il premio “deve esserci”. Tradotto: Giorgia Meloni vuole una legge capace di trasformare il consenso della coalizione in una maggioranza stabile, anche al prezzo di comprimere la rappresentanza. La Lega, con Matteo Salvini, si accoda alla linea del “procedere dritti”, ma guarda con sospetto alle ipotesi degli alleati se rischiano di ridurre il suo peso negoziale. Salvini vuole una legge che aiuti il centrodestra a vincere, non un meccanismo cucito soltanto sulle esigenze di Meloni.
Le due fazioni in Forza Italia
Il nodo più delicato è Forza Italia. Antonio Tajani assicura che non c’è alcuna frenata e rivendica la lealtà al patto di maggioranza. Ma gli azzurri si muovono su un crinale scivoloso. L’area romana vicina al segretario spinge sul testo già depositato, eliminando il ballottaggio e introducendo correttivi come un premio variabile. Tra le ipotesi c’è anche quella di non assegnare il premio se dalle urne dovessero uscire maggioranze diverse tra Camera e Senato. Dentro Forza Italia esiste però anche un’altra fazione, quella legata a Marina Berlusconi, che frena e che vuole decidere il destino del testo. Non per amore del Rosatellum, ma per calcolo politico. Se l’attuale legge restasse in piedi e il voto non producesse una maggioranza autosufficiente, potrebbe aprirsi uno stallo favorevole a una seduzione centrista attorno a Calenda e Renzi.
Crepe su tutto: ballottaggio, preferenze, soglie, premio
Ecco perché la compattezza esibita dal centrodestra appare più una necessità comunicativa che una realtà. FdI vuole una legge muscolare, capace di consegnare il potere a chi arriva primo. La Lega vuole evitare di essere schiacciata. Forza Italia oscilla tra fedeltà a Meloni e tentazione centrista. Il risultato è una maggioranza che dice di andare avanti, ma continua a dividersi su ballottaggio, preferenze (su cui spingono FdI e Noi moderati), listini, soglie e premio. Le audizioni in commissione Affari costituzionali stanno confermando le criticità del testo. Il rischio di maggioranze diverse tra Camera e Senato non è un dettaglio tecnico, ma una mina politica. Il ballottaggio sembra già destinato a essere superato. E sul premio resta il problema principale: fino a che punto si può forzare la rappresentanza in nome della governabilità?
Il muro delle opposizioni
Le opposizioni respingono la riforma e la giudicano irricevibile. Il Pd parla di “Melonellum” e denuncia il rischio di una distorsione della volontà popolare persino più grave di quella del Porcellum. Per Dario Parrini il testo è un “Bi-Porcellum”: non una correzione del sistema, ma una torsione delle regole a vantaggio di chi governa. La maggioranza replica accusando le opposizioni di dire solo no. Ma il governo Meloni vuole trattare su dettagli secondari, lasciando intatto il principio più contestato: un premio capace di alterare pesantemente il rapporto tra voti e seggi. Chiede cioè alle opposizioni di sedersi al tavolo per legittimare una riforma già orientata.
Il caso Nordio-Mediaset
Il nervosismo nelle destre si vede anche nel caso Nordio-Mediaset. Il ministro della Giustizia ha annunciato un’azione risarcitoria contro Bianca Berlinguer e l’azienda della famiglia Berlusconi per la puntata di È sempre Cartabianca sul caso Minetti, mentre ha apprezzato le scuse di Sigfrido Ranucci. Una scelta rumorosa: Nordio colpisce Mediaset, non Report. Dai piani alti di Cologno Monzese trapela dispiacere. “Nessuna indulgenza verso le parole di Ranucci — sostengono fonti Mediaset —: le notizie non verificate non sono notizie. Punto. Ma in diretta tutto può accadere e il ministro ha potuto smentire immediatamente le autonome affermazioni dell’ospite in studio”.