Addio a Philip Roth, gigante della letteratura americana e mondiale. Aveva 85 anni, vinse il Pulitzer ma mai il Nobel

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Philip Roth, gigante della letteratura americana e mondiale, è morto ieri all’età di 85 anni, sei anni dopo aver smesso di scrivere e senza aver mai vinto il premio Nobel, nonostante fosse stato più volte indicato come favorito. La notizia del decesso è stata data dal New Yorker e confermata al New York Times da un amico. Premio Pulitzer nel 1988 con Pastorale americana, Roth aveva annunciato nel 2012, dopo mezzo secolo trascorso a immaginare storie e aver dato alla stampa il suo ultimo romanzo Nemesis, che avrebbe smesso di scrivere: “Raccontare storie, questa cosa che mi è stata preziosa per tutta la vita, non è più al centro della mia vita. È strano, non avrei mai immaginato che potesse accadermi una cosa del genere”.

Discendente di una famiglia ebraica, Roth era nato a Newark (nel New Jersey) il 19 marzo 1933. È stato un sostenitore di Barack Obama ed aveva criticato fortemente il presidente George Bush Jr. Ultimamente si era scagliato a più riprese contro Donald Trump definendolo “un mentitore seriale, un ignorante ed un fanfarone” nel corso di un’intervista al quotidiano francese Liberation.

Roth esordì nel 1959 con Addio Columbus, poi il primo grande successo dieci anni dopo con Il lamento di Portnoy, che oltre al successo e alla notorietà gli attribuì anche l’etichetta di scrittore ‘scandaloso’ per come osò sfidare il pudore affrontando il tema del piacere con un registro tragicomico che consegna la figura di Alexander Portnoy all’Olimpo della creazione letteraria. Con Pastorale Americana aprì un capitolo molto più esplicito nella sua osservazione politico-sociale, un lavoro che proseguì sulla stessa linea con Ho sposato un comunista e La macchia umana.

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di Gaetano Pedullà

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