Addio ai fossili, in Colombia la conferenza che l’Onu non ha saputo fare: 56 Paesi presenti tra cui l’Italia

A Santa Marta, cinquantasei paesi tracciano la roadmap per uscire dai fossili. L'Italia ci arriva in sordina, col carbone al 2038

Addio ai fossili, in Colombia la conferenza che l’Onu non ha saputo fare: 56 Paesi presenti tra cui l’Italia

Santa Marta, nel quinto paese al mondo per produzione di carbone, ospita la prima conferenza internazionale dedicata all’uscita dai combustibili fossili. La scelta non è decorativa: portare il dibattito là dove il problema ha carne e ossa. Dal 24 al 29 aprile, Colombia e Paesi Bassi convocano cinquantasei nazioni per costruire quello che l’Onu non ha saputo costruire in trent’anni: una roadmap per abbandonare petrolio, gas e carbone.

Il contesto è istruttivo. Lo Stretto di Hormuz è chiuso, o quasi. L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran ha prodotto il terzo shock energetico in meno di un decennio. La spesa di una famiglia italiana ha già superato i duemila euro annui, secondo Arera. È in questo scenario che arriva la delegazione italiana: senza annunci, confermata solo sotto interrogazione parlamentare.

Il tabù che nessuna COP ha rotto

Per trent’anni i negoziati sul clima si sono concentrati sulle emissioni, schivando la causa principale: l’estrazione di petrolio, gas e carbone. Solo alla Cop28 di Dubai, nel 2023, l’espressione “transitioning away from fossil fuels” è entrata nel linguaggio multilaterale, senza meccanismi vincolanti né date. Alla Cop30 di Belém, a novembre 2025, il testo finale non nomina i combustibili fossili. I petrostati sfruttano la regola del consenso Onu, dove bastano le obiezioni di uno dei centonovantotto partecipanti per bloccare tutto.

Santa Marta nasce da quella frustrazione: una coalizione su soluzioni concrete, percorsi legali, strumenti finanziari. Il documento finale andrà alle presidenze di Cop30 e Cop31, con una seconda conferenza già annunciata per il 2027 a Tuvalu. Al tavolo siedono grandi produttori come Australia, Canada e Norvegia. Assenti, per scelta, Stati Uniti e Russia.

L’anomalia italiana

L’Italia è tra i cinquantasei. La presidenza colombiana ne ha confermato la presenza. Il 22 aprile, in un question time alla Camera, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha risposto che «l’Italia sostiene un approccio realistico alla transizione che coniughi ambizione climatica, sostenibilità economica e sicurezza degli approvvigionamenti».

“Approccio realistico” è la formula con cui questo governo descrive la propria immobilità. Il Decreto-Legge n. 21 del febbraio 2026, approvato con voto di fiducia il 31 marzo, ha prorogato il phase-out dal carbone al 31 dicembre 2038: tredici anni oltre l’obiettivo precedente. Lo stesso decreto ha trasferito in bolletta i costi del sistema Ets ai produttori da gas. Nei primi tre mesi del 2026 il gas ha fissato il prezzo dell’elettricità in Italia per l’89% delle ore; in Spagna per il 15%. Il capo economista dell’Ocse Stefano Scarpetta ha avvertito che l’Italia «è molto esposta» ai fossili, con «ricadute sulle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti». Cgil, Greenpeace Italia e WWF Italia, con altri otto organismi, hanno chiesto ai parlamentari con quale mandato il governo parte.

La scienza al tavolo

I primi due giorni hanno prodotto lo “Scientific Panel on Global Energy Transition”, organismo indipendente con sede all’Università di San Paolo. La ministra Irene Vélez Torres lo ha presentato con Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, e il climatologo Carlos Nobre. Mandato: roadmap applicabili paese per paese. Rockström ha ricordato che nel 2024 oltre il 90% dell’espansione globale della capacità elettrica è venuta da rinnovabili: il freno è politico. Oltre il 60% delle guerre è legato al controllo di petrolio, gas e carbone. Lo Stretto di Hormuz è la conferma più cara.

Domani (29 aprile) Santa Marta chiuderà con un documento destinato ai negoziati verso la Cop31 in Turchia. L’Italia arriverà con un carbone prorogato al 2038 e una bolletta da duemila euro. “Approccio realistico”, ha detto il ministro. Realistico è una parola.