Agcom: spese folli per deportare i dipendenti

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di Corrado Spada

Un’incomprensibile guerra di supremazia territoriale, sfociata persino nella mancata esposizione della bandiera italiana all’esterno della sede di Napoli. È quanto sta accadendo in Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni guidata da Angelo Marcello Cardani. A scatenare la disputa tra la sede romana e quella partenopea, i criteri di attuazione del dl 90/2014 (Decreto Madia) e l’accusa di mancata applicazione della legge 114/2014, rivolta da alcuni sindacati confederali ai vertici dell’organo collegiale che rischierebbe, secondo le stesse parti sociali, di togliere a Napoli lo status di sede principale. Il derby tra le due città sembra dunque iniziato. A soffiare sul fuoco della polemica uno stuolo di parlamentari campani del Partito democratico, capeggiati dalla senatrice Anna Maria Carloni, consorte dell’ex governatore della Campania Antonio Bassolino, e dal sindaco Luigi de Magistris.

IL PUNTO
Le rivendicazioni dei lavoratori campani puntano addirittura ad un trasferimento del 70 per cento del personale nella sede di Napoli ed il restante 30 a Roma. I vertici dell’Agcom sono decisi ad impedire quest’ultima abnormità che andrebbe a detrimento di tutti i lavoratori. Secondo gli stessi ciò provocherebbe dei costi di rimborso del trasferimento insostenibili e soprattutto l’inaccettabile disagio per le 140 famiglie interessate. L’Autorità ha dunque preferito “agire nell’interesse generale”, difendendo i lavoratori napoletani, allontanando il loro eventuale accorpamento in un’unica sede romana ed evitando una ‘deportazione’ forzata ai romani. Effettivamente, in un paese normale, i sindacati dovrebbero agire nell’interesse di tutti i lavoratori e non sposando di volta in volta cause legate a convenienze particolari. Dov’erano le tutele sindacali partenopee quando il Banco di Napoli fu svenduto al prezzo di 60 miliardi alla Bnl e quando praticamente tutti i lavoratori più anziani furono pensionati? E dov’erano quando il processo di deindustrializzazione ha desertificato il tessuto produttivo della Campania?

GLI SVILUPPI
Nel frattempo l’Agcom ha comunicato le modalità con cui intende dare attuazione al Decreto Madia direttamente al Segretario generale della Presidenza del consiglio dei ministri che ha preso atto di tali decisioni e riconosciuto l’autonomia organizzativa propria dell’organo di garanzia. Certo è che un’eventuale iniziativa parlamentare o governativa tesa a cambiare le carte in tavola sarebbe una follia difficilmente motivabile con lo spirito riformista del nuovo corso governativo. Nel frattempo in molti rivendicano ancora il ritorno del tricolore.