Aiutare chi non ce la fa. I Cinque Stelle restano l’ultima trincea. Parla il deputato M5S, Invidia: “I furbetti beccati sono la prova che i sistemi ispettivi hanno funzionato”

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I furbetti del Reddito di Cittadinanza? “Sono la prova che i sistemi ispettivi hanno funzionato”. Si può perfezionare lo strumento? “Si può e si deve migliorarlo”. E con la crisi dovuta alla pandemia? “Il Reddito ha avuto una funzione ‘sartoriale’, ha evitato strappi nel tessuto sociale”. Niccolò Invidia, capogruppo del M5S in commissione Lavoro alla Camera, spiega perché il RdC va difeso e potenziato.

Reddito di cittadinanza: perché puntualmente partono attacchi politici contro questo strumento? Si dice che a beneficiarne ci siano stati anche delinquenti e persino terroristi.
“Ci sono purtroppo casi di delinquenti che prendono indebitamente anche altri incentivi o sussidi statali. Non per questo ho sentito gridare allo scandalo e chiedere di cancellare misure come l’indennità di disoccupazione o le pensioni di invalidità. Le opposizioni impareranno a capire che non devono sentirsi minacciati da una misura presente in ogni Paese Ue. Il Reddito di Cittadinanza in Italia ha aiutato oltre 3 milioni di persone e si è rivelato uno strumento efficace nella lotta alla povertà. Ricordiamo che la scoperta dei ‘furbetti’ è la prova del fatto che i sistemi ispettivi hanno funzionato. Siamo comunque al lavoro per perfezionare filtri e controlli”.

È vero che si è limitato a essere un semplice strumento di assistenza e nulla di più?
“Il Reddito di Cittadinanza è una riforma complessa, e quindi richiede perfezionamenti costanti e tempo per essere portata a regime. Già allo stato attuale, anche se non a regime, raccogliamo i primi risultati sul piano dell’occupazione dei percettori: al 30 ottobre 352mila beneficiari avevano firmato almeno un contratto di lavoro, anche se bisognerà impegnarsi per migliorare la qualità contrattuale di questi impieghi. Vanno citati, poi, i progetti di utilità collettiva (puc) che devono essere attivati dai comuni per permettere ai percettori di prestare servizio nelle loro comunità. Il modello a cui miriamo è quindi quello di un contratto tra cittadini in difficoltà e Stato, con dei precisi impegni per entrambe le parti. Nessun assistenzialismo”.

Ritiene che possa essere migliorato, per esempio sul fronte delle politiche attive del lavoro, per una adeguata reinserimento lavorativo e sociale dei beneficiari?
Non solo può essere migliorato, ma deve essere migliorato, mantenendo comunque intatta l’impostazione della riforma. È su questo che Anpal, Dipartimento per la trasformazione digitale, Ministero del Lavoro e Parlamento stanno lavorando. Il principale obiettivo di qualsiasi stakeholder (inclusi i sindacati) sarà il rilancio dell’occupazione: su questo sono state (e saranno) stanziate ingenti somme. Ora si ragiona sulla parte progettuale dei fondi. C’è grande convergenza sul da farsi e sono certo che il 2021 sarà l’anno delle politiche attive.
Qual è stata la funzione svolta dal Reddito di cittadinanza nel corso di questa pandemia?
“Il Reddito ha avuto una funzione ‘sartoriale’, ha evitato strappi nel tessuto sociale. Ce l’ha confermato anche la Svimez nel suo ultimo rapporto, quando ha precisato che il Reddito è stato fondamentale per evitare tensioni tra chi vive maggiori disagi. Tutte le misure messe in campo in questo periodo, dalla cig, ai bonus, al Rem hanno puntato ad essere un porto sicuro durante la tempesta”.

Quali sono i prossimi obiettivi del Movimento per rendere più dinamico ed equo il mercato del lavoro?
“In Legge di Bilancio abbiamo puntato soprattutto sull’occupazione dei giovani e delle donne con sgravi contributivi al 100%. Inoltre, in considerazione della mancanza di lavoratori tecnici pari a 1.8 milioni di unità (dati Anpal), riteniamo fondamentale puntare sulla formazione tecnica. In questo senso, sarà prezioso il Fondo Nuove Competenze (da 730 milioni), al quale si aggiungono i primi 500 milioni riservati in Manovra alle politiche attive del lavoro. Sempre in Manovra lavoriamo a un emendamento per spingere sui partenariati (la cosiddetta Industry Academy). È un inizio: le ulteriori risorse previste del Recovery ci permetteranno di ripensare completamente le politiche attive in Italia”.