Al Tg1 si rischia un altro Minzolini. Via alle nomine Rai. Renzi e la sindrome del Cav. Si comincia a gennaio con le reti. Cambiare a ogni costo può risultare un boomerang

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di MARCO CASTORO

L’anno nuovo sarà davvero un nuovo anno per la Rai. Il primo della gestione Campo Dall’Orto, il dg diventato Ad con pieni poteri per fare e disfare. Riuscirà a essere indipendente da Palazzo Chigi? Chissà. Di sicuro Campo Dall’Orto – e di riflesso Renzi che l’ha scelto – ci stanno mettendo la faccia. E in caso di fiasco la gogna sarà inevitabile. Ma cambiare la Rai a ogni costo vale la pena? D’accordo che il nuovo supercapo ha la necessità di far vedere facce nuove come testimonial del cambiamento, ma un politico come Renzi, democristiano di indole e di midollo, sa bene che i vecchi governi a guida Dc cambiavano sì qualche ministro per dare una boccata di aria nuova, ma non gettavano alle ortiche la vecchia squadra.

I TIGGÌ

Nel mirino ci sono i quattro direttori di tiggì (c’è anche Rainews), e i tre delle reti generaliste. Renzi e Campo Dall’Orto sono troppo intelligenti per non pensare che una Maria Teresa Meli (la citiamo perché è un nome che circola) alla guida del Tg1 avrebbe lo stesso effetto della nomina berlusconiana di Augusto Minzolini. Attenzione non stiamo dicendo che la Meli non sia un’ottima giornalista, ma il Tg1 è come il Corriere della Sera. E la candidata non proviene dai vertici di via Solferino, seppure stimata e apprezzata all’interno. Ci sono voluti mesi per riportare il Tg1 ai fasti antecedenti Minzolini. Il direttore Mario Orfeo – molto stimato da Lotti e dalla Boschi, due fedelissimi del premier – ha lavorato bene ricostruendo sulle macerie. Il suo successore rischia di perdere la dote accumulata (anche grazie all’implosione del Tg5). Se la sostituzione dovesse essere una priorità, almeno si scelga tra candidati di peso. Antonio Di Bella in primis o in seconda battuta Sarah Varetto, che dopo essere stata montiana è diventata renziana di ferro. Pure Lilli Gruber potrebbe essere un identikit spendibile, seppure non sia adorata dal premier e al Tg1 non la ricordano certo   come un talento nella fase organizzativa. Tg2 e Tg3 conservano il primato di ascolti delle reti. Marcello Masi è in crescita e la Berlinguer è sempre la Berlinguer. Se si decide di spostarla bisogna trovarle una collocazione adeguata.  Non sarà facile. Il valzer comincia il 7 gennaio con l’arrivo di Carlo Verdelli.

LE GENERALISTE

Nell’ultima settimana di gennaio potrebbero esserci i primi nuovi direttori di Campo Dall’Orto. Non saranno dei tiggì ma delle reti. Giancarlo Leone, Angelo Teodoli e Andrea Vianello sono schierati davanti al plotone di esecuzione. Meritano la fucilazione? Raiuno ha confermato lo zoccolo duro di spettatori. Ha portato a casa anche qualche risultato strepitoso (Morandi-Baglioni, Panariello, Tiziano Ferro, ha rilanciato Sanremo, ha confermato i successi di fiction, Tale e Quale, Affari Tuoi, L’Eredità, Reazione a catena, la fascia di Unomattina, ha rigenerato la Vita in diretta). Raidue è stata rimessa in moto da Teodoli. Raitre forse è l’unica che giustifica un cambiamento al vertice. Se non altro per rivedere Vianello in conduzione.  Lì dà il meglio di sé.