Via libera al Milleproroghe, ma gli sprechi restano

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Via libera del governo al Milleproroghe. Stanziati 700 milioni per misure a sostegno del lavoro e dell’occupazione di cui 150 per la decontribuzione dell’occupazione giovanile, 200 per l’occupazione femminile e per i più anziani e 350 per interventi a sostegno della ricollocazione dei disoccupati. Le nuove risorse si aggiungono a quelle di giugno. Nel prossimo anno previsti anche 800 milioni contro povertà. Sul capitolo affitti d’oro il decreto Milleproroghe varato dal Cdm contiene anche norme del dl Salva Roma “la cui non approvazione avrebbe comportato danni ai bilanci: come la materia fiscale col bilancio del comune di Roma” e “gli affitti d’oro”, ha affermato il premier Enrico Letta. “Nel 2014 dobbiamo avere la riforma del procedimento legislativo”, ha auspicato Letta in conferenza stampa. La vicenda del dl Salva Roma con le “difficoltà incontrate” ha reso evidente come “in questo paese sia essenziale una riforma complessiva del procedimento legislativo” che deve essere fatta “nel 2014” ha sottolineato Letta, secondo cui l’attuale “procedimento legislativo non è più quello di una democrazia moderna”. Approvate, infine, accanto al decreto milleproroghe le norme essenziali del decreto salva Roma.

Napolitano: Massimo rigore su decreti, valutare emendamenti
“Le modalità di svolgimento dell’iter parlamentare di conversione in legge” del decreto ‘Salva-Roma’ nel corso del quale sono stati aggiunti al testo originario del decreto 10 articoli, per complessivi 90 commi – mi inducono a riproporre alla vostra attenzione la necessità di verificare con il massimo rigore l’ammissibilità degli emendamenti ai disegni di legge di conversione”. E’ quanto scrive il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al premier Enrico Letta e ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso. E’ stata proprio Boldrini a leggere in aula il testo della lettera. Con “spirito di collaborazione istituzionale”, Napolitano invita a valutare l’ammissibilità degli emendamenti riferiti ai decreti legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità, anche adottando – se ritenuto necessario – le opportune modifiche dei regolamenti parlamentari”. Già nel febbraio del 2012, ricorda Napolitano, “ho inviato ai Presidenti pro-tempore delle Camere una lettera nella quale avvertivo che di fronte all’abnormità dell’esito del procedimento di conversione non avrei più potuto rinunciare ad avvalermi della facoltà di rinvio, pur nella consapevolezza che ciò avrebbe potuto comportare la decadenza dell’intero decreto legge, non disponendo della facoltà di rinvio parziale”. “Esprimevo inoltre – scrive ancora il capo dello Stato rinnovando l’invito a governo e parlamento – l’avviso che in tal caso fosse possibile una parziale reiterazione che tenesse conto dei motivi posti alla base della richiesta di riesame. La stessa Corte Costituzionale, del resto, fin dalla sentenza n. 360 del 1996, ha posto come limite al divieto di reiterazione la individuazione di nuovi motivi di necessità ed urgenza”.

I criteri indicati dal Colle sull’esame dei Dl «siano rigorosamente rispettati» o «non esiterò a dichiarare improponibili,per estraneità della materia, emendamenti di qualunque provenienza, anche se presentati dai relatori o dal Governo o già approvati dalla Commissione con i pareri favorevoli dei relatori e del Governo». Così il presidente del Senato Pietro Grasso.

di Lapo Mazzei

Con la solita irruenza leghista, tipica dei momenti caldi, Gianluca Pini, vicepresidente dei deputati della Lega Nord, fotografa meglio di altri ciò che l’esecutivo guidato da Enrico Letta si appresta a varare quest’oggi durante la riunione di fine d’anno del Consiglio dei ministri. “Un governo in balia di banditi non potrà fare altro che produrre un decreto dalle mille porcate. I presupposti ci sono tutti, siamo allo show down. Stiamo pronti al voto”.

Artifici contabili
E già, perché il Milleproroghe, cosi si chiama il provvedimento di fine anno, rischia di portare più dolori che gioie nelle case degli italiani. Per esempio le risorse ai Comuni per le detrazioni nei confronti di famiglie numerose e meno abbienti saranno reperite attraverso la possibilità di aumentare l’aliquota massima della nuova imposta sui servizi, la cosiddetta Tasi. Per la prima casa, invece, la soglia potrebbe passare da 2,5 al 3,5 per mille, per la seconda dal 10,6 all’11,6 per mille. Insomma le novità dell’ultim’ora non promettono nulla di buono, anche se il governo è intenzionato a non inserire le nuove norme sulla Tasi nel dl Milleproroghe all’esame del Cdm di oggi ma nel provvedimento sull’Imu in scadenza a fine gennaio. L’ultima modifica a una tassa appena nata, infatti, sarebbe servita a portare da 500 milioni a 1,2-1,3 miliardi il “tesoretto” che potrà essere destinato a ridurre le detrazioni, così come promesso dal ministro per gli Affari Regionali Graziano Del Rio il giorno del varo della legge di Stabilità. Artifici contabili che rischiano di mandare in tilt gli italiani, che avrebbero bisogno di atti concreti e non di fatti incomprensibili, dove chi strilla più forte riesce ad avere ragione. Nel Milleproroghe, invece, saranno riproposte anche le norme del “Salva Roma” che hanno già avuto un duro impatto con il Quirinale . È il caso dei 400 milioni stanziati per evitare il default del comune di Roma Capitale. Il decreto prevedeva inizialmente anche un aumento dell’addizionale Irpef (ora allo 0,9%) di altri 0,3 punti percentuali, cancellato nel corso dell’iter legislativo; ma non è detto che l’aggravio venga riproposto. Caso unico nella storia del Parlamento, il provvedimento è stato ritirato subito dopo aver incassato la fiducia della Camera e quando era a un passo dall’approvazione definitiva. Napolitano ne ha infatti stoppato improvvisamente l’iter da momento che appariva ormai stravolto rispetto all’impianto originario. In effetti, il provvedimento nato per mettere in sicurezza il bilancio del comune di Roma è stato preso d’assalto dai parlamentari, che l’hanno trasformato in un’accozzaglia di misure senza alcun legame con lo scopo per il quale era stato emanato. Ora il governo deve correre ai ripari per ripristinare in extremis gli interventi che servono a evitare il default della capitale: l’impegno è di intervenire con il decreto Milleproroghe, all’ordine del giorno del consiglio dei ministri di oggi.

Un vaso di Pandora
D’altra parte c’era poco da obiettare ai rilievi di Napolitano: nel decreto c’era davvero di tutto: dalla sanatoria di chioschi sulle spiagge ai finanziamenti straordinari di Pietralcina (il paese di Padre Pio), passando per la sostituzione delle lampadine dei semafori con lampade a led, i fondi per i teatri San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia, gli stanziamenti per il trasporto pubblico della Calabria e altro ancora. Non solo: lì dentro era finita anche la norma che toglieva soldi ai Comuni che riducono la presenza delle slot machines sul loro territorio. E poi c’è il capitolo degli Affitti d’oro per la quale sarebbe in arrivo la norma che consente di superare il pasticcio delle cifre altissime pagate da Camera e Senato per l’uso di alcuni palazzi nel centro storico. Verrebbe reintrodotta la norma che consente di recedere dagli affitti stipulati anche in mancanza della clausola di rescissione. Dovrebbe restare anche il divieto di incroci fra carta stampata e Tv,come ha promesso il premier Letta nella conferenza stampa di fine anno. La norma, introdotta con la legge di Stabilità dello scorso anno, sarebbe infatti scaduta a fine anno. “Chi aveva dubbi su questo non so bene a quale premier facesse riferimento…”, ha scherzato Letta. La norma vieta per chi ha più di una rete televisiva di acquisire partecipazioni in imprese editrici di quotidiani. Staremo a vedere, ma c’è ben poco da festeggiare.

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