Alemanno e Guarguaglini finiscono sotto l’autobus. Indagati per la fornitura di 45 mezzi da Finmeccanica a Roma Metropolitane

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Maurizio Grosso

Alla fine, dopo infinite polemiche e discussioni, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e l’ex numero uno di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, risultano indagati per finanziamento illecito ai partiti. La vicenda riguarda la fornitura di 45 filobus da parte della BredaMenarinibus, azienda del gruppo Finmeccanica, alla società Roma Metropolitane, che fa capo al comune di Roma. I nomi di Alemanno e Guarguaglini, in particolare, rientrano nella proroga delle indagini concessa dal giudice per le indagini preliminari, Stefano Aprile, relativa a una presunta mazzetta da 600 mila euro pagata dalla BredaMenarini proprio per la commessa dei 45 bus.
“Per quello che mi risulta si tratta della coda di una vecchia inchiesta”, ha replicato ieri Alemanno, aggiungendo che dal suo punto di vista “si tratta di un atto dovuto per i necessari approfondimenti da parte degli inquirenti. Sono sereno”, ha concluso poi l’ex sindaco, “è ho fiducia nel lavoro della magistratura”. Complessivamente l’inchiesta ha portato all’iscrizione di 15 persone nel registro degli indagati. Tra questi Riccardo Mancini, ex amministratore delegato di Eur spa (controllata al 90% dal ministero dell’economia e al 10% dal comune di Roma) e Pietro Di Paolantonio, ex assessore regionale del Lazio al tempo della Giunta guidata da Renata Polverini. A seconda delle posizioni vengono contestati anche il reato di corruzione e reati fiscali. Gli altri indagati sono l’imprenditore Edoardo D’Incà Levis, Roberto Ceraudo, ex amministratore delegato di BredaMenarinibus, Marco Iannilli, commercialista, nonché i manager e dirigenti di azienda Fabrizio Testa, Giuseppe Mongello, Patrizio Monaco, Giuseppe Comes, Girolamo De Sanctis, Maurizio Canto ed Emanuele Pavia. Nei mesi scorsi gli accertamenti culminarono nell’emissione di ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Mancini e Ceraudo. A giugno il pm Ielo stralciò dal fascicolo l’episodio relativo alla tentata estorsione ai danni di un manager del consorzio di trasporti Ccc, vicino all’area politica di sinistra. Si tratta di Alessandro Filibozzi, presunta vittima di minacce per rinunciare a un ricorso sulla commessa, pena l’esclusione da futuri affari. Sul punto Ielo chiese il rinvio a giudizio di Mancini e Monaco.