Alitalia sempre più in picchiata, ma Delrio si sveglia solo ora. Il ministro chiede più coraggio alla compagnia: sul tavolo ci sono più di duemila licenziamenti

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Dopo tanti rinvii, finalmente l’incontro è arrivato. Il ministro Graziano Delrio ha incontrato il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, e il presidente esecutivo in pectore della compagnia aerea, Luigi Gubitosi “per discutere come il piano industriale debba essere un pò più coraggioso nel rilancio”. Una dichiarazione, quella del ministro, che definire tardiva è un eufemismo, considerando che la quaestio “piano di rilancio” va avanti ormai da mesi, senza soluzione di continutià. “Abbiamo discusso su come rafforzare gli investimenti perché è chiaro che è un piano importante che consente ad Alitalia di vivere, ma poi bisogna anche vincere la sfida”, ha continuato Delrio. Per la ex compagnia di bandiera la trattativa è ormai serrata e alle battute finali, anche perché entro il 13 aprile serve una soluzione per scongiurare scenari peggiori. D’altra parte, i dipendenti – reduci dallo sciopero del 5 aprile – sono sul piede di guerra: secondo il piano, dei 2.037 lavoratori a rischio 1.261 sono individuati tra gli operativi e altri 776 nello staff. Trenta piloti sono pronti a trasferirsi ad Abu Dhabi mentre la compagnia italiana affitta 4 aerei ad Air Berlin.

Poche speranze – Come se non bastasse, nel  secondo tavolo di ieri che si è tenuto al ministero dello Sviluppo Economico è uscita tutta la contrarietà dei sindacati, che hanno rigettato unitariamente di iniziare la trattativa dai tagli retributivi. “La situazione è piuttosto complicata”, ha detto non a caso lo stesso Gubitosi, entrando al MiSE. A chi gli chiedeva delle richieste avanzate da Delrio sul piano della compagnia, Gubitosi ha puntualizzato: “è un continuo processo di miglioramento”.

Sul piede di guerra – Nel corso del tavolo sulla vertenza Alitalia, c’è stato ovviamente spazio anche per avanzare proposte concrete, come quelle del ministero del Lavoro: due anni di Cigs più due anni di Naspi per 1.300 esuberi. Su questi numeri, peraltro, l’Inps avrebbe già espresso la sostenibilità dei conti. “L’azienda – ha riferito Giancarlo Serafini della Uil Trasporti – ha iniziato il confronto col piede sbagliato partendo dal taglio sul costo del lavoro. Abbiamo rigettato questa impostazione. Ora il governo ha avanzato questa proposta e alla ripresa del tavolo aspettiamo di conoscere l’incentivo che metterà l’azienda”.