Allarme cani sciolti e Jihadisti 2.0. Dall’Italia partiti 144 foreign fighter. Il report dei Ros: il nostro Paese snodo dei guerriglieri. Undici di loro sono già rientrati e monitorati

terrorismo Jihadisti Angelosanto
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Nessuno più ci pensa ormai, ma il terrorismo continua ad essere una minaccia concreta per il nostro Paese. “Da una stima da Europol si parla di 5000 combattenti partiti dall’Europa per andare nei teatri di guerra, abbiamo oggi a che fare con circa 1500 ‘returnisti’, cioè quelli che potrebbero rientrare, anche sfruttando le rotte migratorie. Dall’Italia ne sono partiti 144: 56 sono morti, 35 sono rientrati in altri Paesi europei e 11 in Italia, che sono monitorati”.

A fornire i dati, riferendosi al fenomeno dei foreign fighters, è il comandante del Ros dei Carabinieri, Pasquale Angelosanto (nella foto), ascoltato dalla commissione Affari costituzionali della Camera (qui il video) nell’ambito dell’esame di due proposta di legge sulla prevenzione dell’estremismo violento di matrice jihadista e sull’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno. Un fenomeno a dir poco preoccupante, dunque.

Acuito anche dai tanti annunci in italiano che circolano sul web: “Su internet – ha spiegato ancora in commissione il dottor Angelosanto – abbiamo un mondo vastissimo, negli ultimi mesi sono sempre più frequenti i proclami, le cosiddette locandine, in lingua italiana. Non è più come un po’ di tempo fa, quando attraverso il web si reperiva materiale in lingua araba o inglese. Da qualche tempo arrivano messaggi, anche rivendicazioni, in lingua italiana, per consentire anche ai nostri connazionali di accedere a questo tipo di comunicazioni”.

In altre parole, dunque, “in Italia la principale fonte di minaccia di matrice confessionale è rappresentata dai cosiddetti lupi solitari”. Parliamo cioè di “individui che si radicalizzano in autonomia, soprattutto attraverso il web, e di conseguenza sono di difficile individuazione, tranne che il monitoraggio contrasto al fenomeno terroristico sia particolarmente attento”.

E la matrice appare ancora una volta derivare dal mondo di internet: “La caratteristica è che attingono tramite il web sia la narrativa quaedista e dello Stato islamico – ha spiegato – L’affiliazione ideologica è diversa da quelle che conoscevamo, è meno netta e più ambigua. La spinta ad agire è spesso legata a un evento o una questione specifica ea un fatto contingente”.

REPORT AGGIORNATI. La questione terrorismo internazionale, dunque, sebbene se ne parli poco, è fortemente attenzionata anche dal Copasir (leggi l’articolo): “Oggi la minaccia non sono tanto le organizzazioni terroristiche che sono più facili da individuare e con i sistema di intercettazione moderni più facili da prevenire e infatti oggi sono sempre meno gli attentati in Europa fatti da organizzazioni”, ha non a caso detto il presidente del Copasir, Adolfo Urso, ospite del ‘Salone della Giustizia’, sottolineando che il fenomeno è sempre più legato a “cani sciolti richiamati magari su internet dalla radicalizzazione islamica”.

Un fenomeno sin dal suo insediamento tenuto sotto controllo anche dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio il quale non manca di avere report aggiornati sui flussi eventuali terroristici, ovviamente in continuo contatto anche con la titolare del Viminale Luciana Lamorgese. Un pericolo ulteriore, peraltro, negli ultimi mesi acuitosi, potrebbe arrivare dall’Afghanistan: “La caduta di Kabul ha mobilitato nel mondo lo spontaneismo del terrorismo islamico”, ha non a caso sottolineato ancora Urso. Un pericolo profondamente tenuto sotto controllo e che sarà oggetto di dibattito anche al G20. Perché ovviamente ad essere preoccupati sono anche gli altri Paesi occidentali.

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