Il mercato degli affitti per studenti rallenta. Non perché sia diventato più giusto, ma perché ha smesso di trovare qualcuno disposto a pagare ancora di più. I numeri dell’ultimo trimestre 2025 certificano una correzione che arriva dopo anni di rincari fuori scala: le stanze scendono in media del 3,1%, gli appartamenti dell’1,3%, i monolocali del 4,4%. L’International Rent Index by City di HousingAnywhere (piattaforma europea di affitti per gli studenti) mostra una frenata oggettiva. Ma, a ben vedere, il sistema si è fermato contro il muro della capacità di spesa.
Europa: il mercato rientra, la disuguaglianza resta
Nel Nord Europa i prezzi calano dopo aver superato ogni soglia di sostenibilità. Amsterdam resta la città più cara, con stanze attorno ai 990 euro al mese. Subito dietro Rotterdam e Monaco di Baviera, mentre Parigi continua a occupare stabilmente la fascia alta. Qui il rallentamento racconta la fine di un ciclo: per anni i canoni sono cresciuti molto più dei redditi e ora la domanda si è semplicemente ritirata.
Dall’altra parte del continente la fotografia è opposta. Budapest e Atene oscillano tra 370 e 400 euro, Valencia e Porto restano sotto i 500. La distanza tra città universitarie europee continua a tradursi in una differenza secca: studiare in alcune capitali costa il doppio che in altre. La mobilità studentesca segue il prezzo di una stanza più di qualunque strategia accademica.
Il rientro più netto si vede nei mercati che avevano spinto di più. In Germania le stanze crollano a doppia cifra in diverse città: Amburgo, Berlino, Stoccarda, Francoforte. Il segmento che soffre maggiormente è quello dei monolocali, diventati un lusso rinviabile. Quando il costo della vita cresce, la privacy è la prima voce a saltare. La condivisione torna una necessità.
Italia: stessa media, tre Paesi diversi
In Italia la media nazionale come sempre nasconde fratture profonde. Milano resta la città più cara, con una stanza a 664 euro, ma registra un calo che segnala saturazione. Bologna segue a 655 euro, con una discesa più marcata dopo anni di tensione continua. Firenze scende a 600 euro, mentre Torino rimane stabile attorno ai 530, confermandosi l’ultima grande città ancora relativamente accessibile.
Poi c’è Roma. Qui accade l’opposto. Le stanze crescono del 4,8% e arrivano a 650 euro, in piena controtendenza. L’effetto Giubileo ha svuotato il mercato degli affitti di lungo periodo, spingendo migliaia di immobili verso il breve termine. Meno offerta per studenti, più rendita turistica, prezzi che salgono anche mentre il resto d’Europa rallenta. I monolocali romani, intanto, scendono: segno di un mercato deformato dall’aspettativa dell’evento e non dalla domanda reale.
Anche dove le stanze tengono, altre voci esplodono. A Torino gli appartamenti crescono oltre il 20% in un solo anno. A Milano restano sopra i 1.700 euro, a Bologna superano i 1.600. La pressione si sposta, non scompare. Cambia forma.
La correzione che non restituisce accessibilità
Il punto resta uno. Tra Milano, Bologna e Roma una stanza costa ormai sempre intorno ai 650 euro. Il rallentamento percentuale non sposta questa soglia. Per uno studente fuorisede significa che l’affitto continua a divorare la parte principale del bilancio mensile. La correzione dei prezzi segnala che il mercato ha finito lo spazio per spingere, non che abbia iniziato a includere.
Il risultato è una selezione silenziosa. Le università competono sui ranking, ma gli studenti scelgono in base al prezzo di un letto. Dove l’offerta resta scarsa e il pubblico arretra, l’accesso allo studio diventa una questione di reddito familiare. La frenata degli affitti arriva tardi, dopo lo strappo. E non rimette in carreggiata chi è già rimasto indietro.