Il bazooka di Draghi spara che è una meraviglia. Ma alla guerra dell’economia mondiale l’arma della Bce da sola serve a poco

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Inflazione e ripresa sono più deboli del previsto. Per questo dalle parti della Bce, per non saper né leggere né scrivere, Mario Draghi ha deciso di riarmare il bazooka. Al centro della scena c’è l’ormai famoso quantitative easing, ovvero l’immissione di liquidità per sostenere gli Stati attraverso massicci acquisti di titoli di Stato. Si dà il caso che ieri il Consiglio della Bce abbia deciso di alzare dal 25% al 33% il limite della quantità di un’emissione di titoli di Stato acquistabile da Francoforte. “Non ci sono limiti particolari alle possibilità della Bce di potenziare la propria politica economica”, ha precisato Draghi, “e il cambiamento deciso oggi (ieri, ndr) di uno dei parametri del quantitative easing è un segnale”. Il numero uno dell’Eurotower ha poi aggiunto che “il nostro mandato è mantenere la stabilità dei prezzi”, ma la Bce “non ignora la crescita e il mercato del lavoro”.

I PASSAGGI
L’ex governatore della Banca d’Italia ha poi sottolineato che la politica “accomodante” della Bce sta funzionando e viene trasmessa all’economia reale, soprattutto in Paesi più sotto stress come “la Spagna e l’Italia, dove il credito sta migliorando”. Nessuna modifica, invece, circa il tetto mensile di acquisti dei titoli di Stato da parte dell’istituto di Francoforte: rimarrà di 60 miliardi di euro al mese. Ma è comunque rilevante il segnale dato dalla Bce con l’aumento della quota delle singole emissioni obbligazionarie che possono essere rilevate dalla Banca centrale. Di sicuro l’iniziativa è in qualche modo legate alle meno rosee previsioni economiche diffuse ieri dalla struttura guidata da Draghi. La Bce ha infatti rivisto in peggio le sue stime sul Pil dell’Eurozona a +1,4% da +1,5% per quest’anno e per il prossimo a +1,7% da +1,9%. Quanto all’inflazione, poi, i tecnici della Bce sul 2015 stimano una crescita media dei prezzi limitata allo 0,1% (dal precedente 0,3%), per il 2016 un +1,1% (da 1,5%). Proprio per queste ragioni Draghi ha ricordato che la Bce è “pronta a usare tutti gli strumenti disponibili entro il suo mandato”.

GLI SVILUPPI
Immediata la reazione delle Borse europee, confortate anche dalla decisione della Bce di lasciare invariati i tassi d’interesse. Il Consiglio direttivo dell’Eurotower, infatti, ha deciso di confermare i saggi sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso lo sportello ufficiale, rispettivamente allo 0,05%, allo 0,30% e a -0,20%. I listini hanno risposto partendo al galoppo e segnando aumenti nell’ordine del 3%. Fra tutte si è imposta Atene (+3,51%%). A Milano il Ftse Mib ha guadagnato il 2,62%. Ha fatto ancora meglio Francoforte, dove il Dax30 è salito del 2,69%. In forte progresso anche Parigi, con il Cac40 che ha segnato un +2,17%. Si è indebolito sensibilmente l’euro, che ha chiuso ai minimi di seduta, toccando quota 1,1089 dollari.

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