Ancora in calo i ricoveri in terapia intensiva. Guariti in aumento, sono a quota 22mila. Le vittime sono oltre 16mila. Richeldi (Cts): “Trend confortante. Misure di contenimento efficaci”

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Per il terzo giorno consecutivo il numero più confortante, reso noto dal Dipartimento della Protezione civile facendo il punto sull’emergenza Coronavirus, riguarda il calo, ormai costante, dei malati ricoverati nelle terapie intensive. Un segnale, ma anche un trend, che gli esperti considerano, per l’appunto, confortante, perché legato, soprattutto, all’efficacia delle misure di contenimento ancora in atto. I contagiati dal virus Covid-19, che si trovano ancora in condizioni più gravi, sono 3.898, con un calo, rispetto a domenica (quando erano 17), di 79 ricoveri; 1.343 di questi sono negli ospedali della Lombardia, l’area della Paese dove l’epidemia sta infliggendo ancora i colpi più duri.

Il numero complessivo dei contagiati, attualmente ancora positivi, è pari 93.187, con un incremento, sempre rispetto al 5 aprile, di 1.941 casi. Domenica l’aumento era stato di 2.972 positività. Sono, invece, 132.547 (compresi i guariti e le vittime) gli italiani che hanno avuto finora a che fare con la malattia. Per quanto riguarda i decessi, tra domenica e lunedì se ne sono registrati 636 (il 5 aprile erano 525) portando il totale a 16.523 vittime. Aumentano anche i guariti, 22.837 dall’inizio dell’emergenza, 1.022 in più rispetto a domenica, quando l’incremento era stato di 819 negativizzati. Oltre 60mila malati, degli oltre 93mila ancora oggi positivi, si trovano in isolamento domiciliare, senza sintomi o con sintomi molto lievi; 28.976 (27 in più rispetto a domenica) sono ricoverati con sintomi più importanti, ma non tali da avere bisogno di assistenza per respirare.

Nel dettaglio (qui la mappa dei contagi): i casi attualmente positivi sono 28.469 in Lombardia, 13.051 in Emilia-Romagna, 10.545 in Piemonte, 9.722 in Veneto, 5.301 in Toscana, 3.706 nelle Marche, 3.300 nel Lazio, 3.117 in Liguria, 2.698 in Campania, 2.115 in Puglia, 1.815 in Sicilia, 1.838 nella Provincia autonoma di Trento, 1.396 in Friuli Venezia Giulia, 1.425 in Abruzzo, 1.260 nella Provincia autonoma di Bolzano, 872 in Umbria, 819 in Sardegna, 722 in Calabria, 567 in Valle d’Aosta, 262 in Basilicata e 187 in Molise.

“I dati – ha spiegato il pneumologo, primario del Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts), Luca Richeldi – confermano sostanzialmente il trend confortante che vediamo da qualche giorno, per efficaci misure di contenimento. Dal 30 marzo al 6 aprile -90% ricoverati, da 409 a 27. Per le terapie intensive il saldo era positivo, +75, il 30 marzo, oggi è di -79, pazienti che sono stati dimessi. Il trend è meno forte sui decessi, purtroppo ancora al 50% in Lombardia, ma su base settimanale la diminuzione è oltre il 20% anche per i decessi”.

Il calo dei ricoveri nell’ultima settimana, e quindi dei malati più gravi, per Richeldi ha subìto “una frenata brusca” ed è “un segnale” da non sottovalutare. “Per quanto ci lamentiamo che c’è tanta gente in giro – ha spiegato il primario del Gemelli – e considerando che il 20% delle attività lavorative è aperto e c’è un 10% di attività sociali, è un risultato sostanziale. Siamo sulla strada giusta, bisogna perseverare”.

Numeri che potrebbero avvicinare la Fase 2, cioè il momento in cui qualcosa potrà tornare alla normalità. La fase in cui, ha spiegato ancora Richeldi, “si tratterà di bilanciare l’importanza strategica di un’attività economica rispetto al rischio di diffusione dell’infezione”. “Tutti noi – ha aggiunto il membro del Comitato tecnico scientifico – vorremmo far ripartire attività strategicamente molto importanti con zero rischi. Non so cosa verrà fatto ripartire, ma certamente il ragionamento sarà di avere il massimo del beneficio socio-economico col mimino rischio. Il nostro obiettivo primario è ridurre ricoveri, morti, contagi”. Il punto di equilibrio, questo dicono gli esperti, lo deciderà la politica.

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