L’appello degli anestesisti a Mattarella: “Servono mascherine ad alta protezione. In Lombardia le scorte basteranno per un paio di giorni”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Iniziano a “scarseggiare le scorte di mascherine a più alta protezione, utilizzate in particolar modo nelle Terapie intensive, ed in Lombardia le scorte basteranno ancora solo per un paio di giorni”. Un appello dei medici anestesisti rianimatori e dell’emergenza-urgenza è stato rivolto da Alessandro Vergallo dell’Associazione Aaroi-Emac al presidente Sergio Mattarella affinché intervenga urgentemente per sopperire alla carenza dei dispositivi di protezione (come le mascherine) destinati al personale sanitario in prima linea nell’emergenza Coronavirus. Nella lettera Vergallo parla di “esigue scorte dei dispositivi di protezione individuale, soprattutto di quelli con i livelli di sicurezza più alti, adeguati alla prevenzione dei contagi nelle manovre cliniche più suscettibili di contatto diretto con il virus, quali sono quelle messe in opera sui suddetti pazienti per sostenerne la funzione respiratoria”.

“Nella drammatica situazione in cui versa l’Italia – scrive nella lettera al Capo dello Stato il presidente dell’Associazione Aaroi-Emaca – causa del diffondersi della pandemia da SARS-CoV-2, il personale sanitario sta dimostrando la propria più totale dedizione al servizio dei Cittadini e del Paese, affrontando con coraggio una battaglia ogni giorno più ardua. A tutti gli Operatori sul campo sono arrivate fin da subito le Sue parole di vicinanza che hanno rincuorato, in particolare, chi ogni giorno è in prima linea nella cura dei pazienti più gravi”.

Per il rianimatori la carenza di dispositivi di protezione “rischia di paralizzare o quantomeno di rallentare, soprattutto nelle realtà regionali ad oggi maggiormente colpite dalla pandemia, l’efficacia del loro impegno nel tentativo di salvare il maggior numero possibile di vite umane”. “L’Italia – aggiunge Vergallo – non può accettare il rischio che sui suddetti professionisti possa mai ricadere, oltre al gravoso lavoro di cui, anche sotto il profilo psicologico, si stanno facendo carico, anche l’angoscia, per sé, per i propri cari, e per i pazienti con cui vengono in contatto, di dover continuare ad operare con l’incognita, ad ogni ripresa dei loro turni di lavoro, di una insufficiente disponibilità o qualità dei prescritti DPI”.

“Rivolgo a Lei – conclude l’Associazione dei medici rianimatori -, Signor Presidente, come Supremo Garante del diritto costituzionale alla salute, un accorato appello affinché si trovi la soluzione per renderli disponibili in tutti i Presidi Ospedalieri, anche previa una ricognizione urgente delle loro effettive giacenze ancora di scorta, suddivise per grado di protezione. È necessario tutelare il personale sanitario per garantire la salute di tutti i cittadini”.