Arrestato il presidente del Consiglio regionale della Calabria. Il forzista Tallini per la Dda ha favorito la cosca Grande Aracri in cambio di voti

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca
DOMENICO TALLINI

Sembra non esserci fine al peggio in Calabria. Dopo il caso dei tre commissari dimissionari in dieci giorni e l’inchiesta sulla gestione della sanità durante il Covid-19, l’ultima rogna è quella per la quale è finito ai domiciliari il presidente forzista del consiglio regionale, Domenico Tallini. Come in un film dell’horror, le accuse della Procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, sono quelle che fanno tremare i polsi: concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso.

E pensare che il forzista Tallini, il quale era stato dichiarato impresentabile dalla commissione antimafia (leggi l’articolo), si aspettava tutt’altra giornata tanto che mercoledì aveva fatto sapere che “il Consiglio regionale” sarebbe “stato presente a Roma con una delegazione di sindaci calabresi” per chiedere al premier Conte “la fine del commissariamento della sanità in Regione e per garantire ai nostri corregionali condizioni di pari dignità e trattamento nella tutela della salute”.

Insieme a Tallini sono state arrestate altre 18 persone, tra cui alcuni affiliati del clan Grande Aracri, accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, tentata estorsione, ricettazione e violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. Sostanzialmente, si legge nell’atto, il presidente “in qualità di assessore regionale fino al 2014 e quindi candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del 2014, e successivamente quale consigliare regionale”, “forniva un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell’associazione”.

In particolare ha garantito alla cosca “le condizioni per l’avvio prima e l’effettivo esercizio poi dell’attività imprenditoriale della distribuzione all’ingrosso dei prodotti farmaceutici”. Nello specifico avrebbe “agevolato e accelerato l’iter burocratico per il rilascio di necessarie autorizzazioni nella realizzazione del Consorzio Farma Italia e della società Farmaeko Srl”. Un favore per il quale riceveva il “sostegno elettorale” dal clan. Inoltre, scrivono i pm, l’uomo “imponeva l’assunzione e l’ingresso, quale consigliere, del proprio figlio Giuseppe, così da contribuire all’evoluzione dell’attività imprenditoriale del Consorzio farmaceutico, fornendo il suo contributo, nonché le sue competenze e le sue conoscenze anche nel procacciamento di farmacie da consorziare”.

LE INTERCETTAZIONI. Difficile credere che la vicenda sia una svista dei pm. Dagli atti dell’inchiesta emerge un’intercettazione che, per gli investigatori, testimonierebbe la consapevolezza di Talini di aver a che fare con la malavita organizzata. “Insomma l’investimento è per voi… mica lo facciamo per noi, no? Fino a mo’ ci abbiamo solo rimesso… però nonostante tutto… anche gratis… Mi devi spiegare meglio com’è impostato tutto il ragionamento”. Parole che per la Dda hanno un significato inequivocabile perché quando il presidente del Consiglio regionale parla di “voi” si riferirebbe alla ‘ndrangheta, con il “noi” indicherebbe sé stesso, la famiglia e i benefici elettorali che poteva ricavare ocn l’aiuto di quello che i pm chiamano “l’uomo della pioggia”.

Si tratta di Domenico Scozzafava, anch’esso arrestato, che viene definito “un formidabile portatore di voti” nonché un uomo del clan. Che il presidente non sapesse con chi aveva a che fare appare difficile perché dalle indagini sono emerse le cautele con cui provava a evitare “ogni contatto diretto con i cutresi”. Ma il 5 ottobre 2014 i carabinieri registrano “la visita in assessorato di personaggi del crotonese che andavano a promettergli voti”. Circostanza che trova riscontro in un’intercettazione in cui Scozzafava racconta a un parente la “gratitudine elettorale” del clan verso Tallini.

“A chi state portando? A Sergio (Costanzo altro candidato, ndr)?” chiede il familiare. “No, a Mimmo” risponde Scozzafava. “Te li raccolgo, non ti preoccupare, e vedi tu che è sempre grazie a lui se partiamo… dobbiamo ringraziare… al momento è forte e probabilmente sarà sempre il numero uno a Catanzaro Mimmo… e non c’è niente… pure che non sale… ma sempre la minoranza” spiega l’uomo, con Scozzafava che assicura: “Li porta, li porta, perché ora li prende pure a Crotone, Vibo. E domani vado a Cutro che devo fare un lavoro e per i voti pure… Un poco di voti glieli ho trovati pure là pure”.