Arrivano i tagli alla sanità. Ma il ministro nasconde tutto. Risparmi per 2,3 miliardi già da quest’anno. La Lorenzin minimizza. Ma i servizi diminuiranno

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Come si fa a tagliare dieci miliardi alla Sanità e dire che non ci sarà nessuna diminuzione dei servizi? Eppure al ministro della Salute Beatrice Lorenzin non spaventa oltrepassare ogni senso del ridicolo e così agli ospedali dove si resta giorni in barella, alle chilometriche liste d’attesa e agli esami specialistici che spesso arrivano quando il paziente è all’altro mondo, adesso si toglieranno altri dieci miliardi (10) in cinque anni. Si parte subito con il salasso blindato ieri dal commissario alla revisione della spesa pubblica, Yoram Gutgeld, nell’intervista a un quotidiano. La mannaia sarà un pacchetto di emendamenti al decreto omnibus sugli enti locali, per il quale sarà posta probabilmente la fiducia. In altre parole, ci faranno calare anche questi tagli anche se in Aula ieri il numero legale è mancato.

PAGA SEMPRE IL CITTADINO
Della Lorenzin, d’altra parte, questo giornale aveva già sottolineato l’assoluta incapacità di fare argine alle pressioni per ridurre la spesa. E non che ridurre la spesa sia sbagliato, ma è sbagliatissimo farlo nella Sanità, uno dei pochi settori che toccano la carne viva dei cittadini. Per questo avevamo paragonato la ministra a un terzino di ultima serie che cerca di non farsi dribblare da Maradona. Risultato? I tagli ci saranno e quella che il ministero definisce “una razionalizzazione della spesa in conformità a quanto previsto dall’accordo Stato-Regioni” si tradurrà presto in nuovi sacrifici per gli ospedali e i cittadini. È la stessa ministra – con un salto ad avvitamento carpiato senza ritorno – a dirci che saranno ridotte le prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali ed esami di laboratorio) non necessarie (nel linguaggio tecnico: “non appropriate”). E non finisce qua. Come fissato sempre nella stessa Conferenza Stato-Regioni del 2 luglio scorso (quando La Notizia dedicò l’apertura di prima pagina a questi tagli, dandone una rilevanza giornalistica che molti quotidiani hanno minimizzato), il ministero della Salute stilerà presto con un proprio decreto la lista delle situazioni e patologie dove analisi e approfondimenti sono necessari. Chi avrà bisogno di questi esami, bene. Gli altri si dovranno pagare.

ALIBI DA RICOVERO
Ieri però il ministro ha provato a smorzare i toni. I dieci miliardi arrivaranno dal taglio degli sprechi – ha detto – non da soldi tolti ai malati. Peccato che la dichiarazione faccia a pugni con con quanto dichiarato solo qualche mese fa dalla stessa Lorenzin, quando definì una leggenda metropolitana la storia dei costi standard. In sostanza una siringa acquistata in Calabria ormai costerebbe quanto in Lombardia. Ma se gli sprechi non ci sono, da dove escono i dieci miliardi? Usciranno dai trasferimenti agli ospedali, mentre gli sprechi – che per sua ammissione – il ministro non vede continueranno a esserci. Così come i soldi volatilizzati: 2,3 miliardi in meno per il 2015, altrettanti per il 2016 e per il 2017. Non ammaliamoci che è meglio!

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di Gaetano Pedullà

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