Assegno unico, a guadagnarci sono i più ricchi. Ora lo dice pure l’Ufficio parlamentare di bilancio. Il parametro dell’Isee crea distorsioni tra i beneficiari

assegno unico maggio 2022
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Alla fine se ne sono accorti: l’Ufficio parlamentare di bilancio scrive nero su bianco che con l’assegno unico per i figli alla fine a guadagnarci sono i più ricchi. Scrive l’Upb a proposito dell’assegno unico e della riforma Irpef: “Il vantaggio complessivo in termini assoluti (euro medi equivalenti) derivante dalle due riforme è più elevato per i decili di reddito più elevati: i maggiori benefici per i decili più bassi derivanti dall’estensione dell’Assegno Unico ad autonomi e incapienti sono superati dalla somma degli effetti della riforma Irpef (maggiore sui decili più elevati) e dalla rimodulazione degli assegni per i titolari di Assegni familiari e detrazioni (maggiore sui decili centrali)”.

Assegno unico, il parametro dell’Isee crea distorsioni tra i beneficiari

Il nuovo assegno unico è universale (qui il focus dell’Inps), spetta cioè a tutti i nuclei con figli fino a 21 anni (anche a disoccupati e incapienti) ma non è uniforme: l’importo varia in funzione della condizione economica della famiglia. A differenza del passato in cui l’importo era funzione del reddito familiare (gli Assegni familiari) o individuale (le detrazioni fiscali), l’assegno unico è modulato in funzione dell’Isee, l’indicatore utilizzato in Italia per accedere alle prestazioni sociali, che tiene conto del reddito e del patrimonio immobiliare e delle attività finanziarie.

Sono previste maggiorazioni per: le famiglie con entrambi i genitori lavoratori (da 30 euro mensili), figli successivi al secondo (da 85 a 15 euro mensili a figlio in base all’Isee) e famiglie da 4 o più figli (100 euro mensili), figli disabili minorenni (85-95-105 euro mensili secondo gravità), tra 18 e 20 anni (50 euro mensili) e oltre 21 anni (da 85 a 25 euro mensili in base all’Isee).

I beneficiari del Reddito di cittadinanza ricevono l’Assegno unico in sostituzione della quota di beneficio riferibile ai figli (se l’assegno risulta più elevato). Ad oggi solo la metà della famiglie ha richiesto l’assegno unico per i figli: 3,5 milioni di nuclei per 5,8 milioni di figli (dati Inps al 14 marzo). La platea è quasi doppia: 7,3 milioni di famiglie per 11,2 milioni di figli. In tutto la misura costa 8 miliardi.

Ma che ci fosse qualcosa di sbagliato l’aveva già denunciato la Fondazione Studi Consulenti del lavoro sottolineando che chi ha uno stipendio basso ma un Isee elevato (anche se proprietario di un’abitazione che è prima casa) avrebbe avuto un valore dell’assegno molto inferiore alle attese.

Con la revisione del catasto ancora ingolfata l’Ufficio parlamentare di bilancio osserva il rischio di “nuove problematiche legate, ad esempio, non solo ai possibili disincentivi al risparmio, ma soprattutto alle ampie distorsioni presenti nell’attuale struttura delle rendite catastali”. Viene penalizzato chi vive in appartamenti nuovi in periferia mentre “risparmia” chi possiede immobili di pregio in centro.

Non è troppo lontana la conferenza di fine anno di Draghi che tranquillamente dichiarata che “i principali beneficiari della riforma fiscale sono lavoratori e pensionati a reddito medio basso”, nonostante il profluvio di analisi che dimostravano il contrario. I draghiani più convinti assicuravano che all prova dei fatti “le malelingue” sarebbero state smentite. E invece avevo ragione loro, lo conferma l’organismo indipendente che analizza le previsioni di finanza pubblica del governo. Solo che ormai i giochi sono fatti. A vantaggio dei soliti noti.